#Anima e corpo

di Alessia Battaglia 4H 2015/16 

Rapporto tra anima e corpo secondo Cartesio e Spinoza
Nel corso dei secoli si è sempre discusso di “anima e “corpo” e del loro legame. In ambito filosofico si è sempre cercato di dare qualche risposta a ciò. Nel corso della storia dei filosofi il primo ad aver individuato una “dualità” tra anima e corpo è stato Platone; per lui anima e corpo erano totalmente differenti. L’anima è immortale e risiede nell’Iperuranio. E’ dunque esistente da prima di un corpo. Dunque un corpo non è altro che una sorta di “contenitore” per l’anima. Al contrario Aristotele rifiuterà questa concezione di dualismo. Per Aristotele l’anima non può essere separata dal corpo, è anzi una capacità di esso: La capacità che consente all’organismo di vivere. Nel corso del Seicento le teorie di Platone e Aristotele perdono valore perché subentra una visione di una natura inanimata, costituita da sole qualità oggettive, con i corpi che seguono delle leggi esclusivamente meccaniche (meccanicismo). Questa svolta si compie soprattutto con Cartesio, seguito da Spinoza. Cartesio distingue la sostanza pensante (Res Cogitans) da quella materiale (Res Extensa). Da qui nasce il Dualismo Cartesiano. A differenza dell’uomo, che non ha un comportamento completamente riducibile a quello di una macchina, gli animali possono essere un tipico esempio di esseri viventi automatici, che si muovono solo “per una disposizione dei loro organi” (Discorso sul metodo, pt.V), con un linguaggio fatto di versi che serve ad esprimere i loro bisogni fondamentali. Mentre l’uomo esprime il proprio pensiero in modo chiaro ed è libero. Cartesio inoltre ha voluto trovare un luogo del cervello in cui anima e corpo potessero comunicare, e lo ha trovato nella ghiandola pineale (unica parte del cervello che non è doppia, può quindi unificare le due RES).

[“Il Discorso sul Metodo” è l’opera più conosciuta del filosofo. Una sorta di autobiografia filosofica in cui esporrà la sua filosofia e le strade che ha seguito che lo hanno condotto a considerazioni e a massime, << a partire dalle quali mi sono costruito un metodo, grazie a cui mi pare di aver accresciuto gradualmente il mio sapere>> (pt. I). Non ha mai preteso di dover imporre la sua filosofia a nessuno, ma ha scritto tutto ciò “dipingendo la sua vita come in un quadro”, <<affinché ognuno ne possa dare un giudizio e io, venendo a conoscenza dell’opinione che se ne avrà grazie alla voce comune, abbia un nuovo mezzo per istruirmi da aggiungere a quelli di cui sono solito servirmi>>. (pt.I)]

Anima e Corpo per Cartesio ne Il Discorso sul Metodo.

“Esaminai poi attentamente ciò che ero, e constatai che non potevo fingere di non avere un corpo e che non esistesse nessun mondo né luogo dove io fossi, ma che non potevo fingere per questo di non essere; anzi, proprio perché pensavo di dubitare della verità delle altre cose, ne conseguiva con piena evidenza e certezza che io esistevo, mentre se avessi anche solo smesso di pensare, non avrei avuto nessuna ragione per credere di essere esistito: con ciò compresi che io ero una sostanza, la cui essenza o natura consiste solo nel pensare, e che per esistere non ha bisogno di nessun luogo ne dipende da nessuna cosa materiale, talché questo io, ovvero l’anima in virtù della quale io sono ciò che sono, è completamente distinta dal corpo, e, anzi, è più facile da conoscere rispetto a quello; inoltre, quand’anche esso non esistesse, essa continuerebbe a essere ciò che è.” (Discorso sul metodo, pt. IV)

“Il motivo per cui molti sono però convinti che sia difficile conoscere Dio, e perfino conoscere cosa sia la loro anima, è che non sollevano mai il loro spirito al di là delle cose sensibili, e che sono talmente abituati a non conoscere nulla se non immaginandolo, che quanto non è immaginabile non sembra loro intelligibile.” (Discorso sul metodo, pt. IV) 

“Avevo descritto l’anima ragionevole e avevo mostrato che non la si può in alcun modo far derivare dalla potenza della materia, come le altre cose di cui avevo parlato; essa deve essere espressamente creata e non basta che sia porta nel corpo umano, come un nocchiero sulla propria imbarcazione, giusto per muoverne le membra, ma è necessario che essa sia congiunta e unita più strettamente col corpo per poter avere, oltre a ciò, sentimenti e appetiti simili ai nostri, e in tal modo costituire un uomo reale.” (Discorso sul metodo, pt. V)

La nostra anima è di natura completamente indipendente dal corpo e, di conseguenza, che non è destinata a morire insieme a quello; e quindi, siccome non si trovano altre cause che la distruggano, si è naturalmente indotti da ciò a ritenere che sia immortale. (Discorso sul metodo, pt. V)

 “Ma che cosa dunque sono Io? Una cosa che pensa. E che cos’è una cosa che pensa? E’ una cosa che dubita, che concepisce, che afferma, che nega, che vuole, che non vuole, che immagina anche, e che sente. […] Ma siccome adesso conosco che, a parlar propriamente, noi non concepiamo i corpi se non per mezzo della facoltà di intendere che è in noi, e non per l’immaginazione, né per i sensi; e che non li conosciamo per il fatto che li vediamo o li tocchiamo, ma solamente per il fatto che li concepiamo per mezzo del pensiero, io conosco evidentemente che non v’è nulla che mi sia più facile a conoscere del mio spirito.” (Meditazioni filosofiche)

Spinoza si può considerare il continuatore della filosofia Cartesiana, ma si spinge fuori dagli schemi cartesiani, tanto che sarà definito da Antonio Negri “Anomalia selvaggia”. Spinoza si opporrà al Dualismo Cartesiano affermando una visione dell’universo unitaria e panteista, in cui Dio, uomo e natura non sono sostanze distinte e separate, ma una sola realtà necessaria. 

Secondo il filosofo la sostanza è autonoma, necessaria e unitaria. La sostanza è <<ciò che è in sé ed è concepito per sé; ossia ciò il cui concetto non ha bisogno del concetto di un’altra cosa dal quale debba essere formato>>(Etica, pt.I, definizione III). La sostanza è Causa Sui (causa di se stessa), è assolutamente autonoma sia da punto di vista ontologico che gnoseologico. Inoltre è increata (se fosse creata non sarebbe più causa di se stessa), eterna, infinita, unica ed indivisibile, dato che non si possono immaginare due sostanze della stessa natura. Questa sostanza è identificabile in DIO (Deus sive Natura). Quindi tutto ciò che esiste è identificabile in Dio. 

Spinoza ritiene che l’uomo sia passionale, dunque passivo, mosso da cause esterne. L’uomo è desiderio, sforzo di autoconservazione, con cui tende ad agire per il proprio benessere, considerando ciò che per lui può essere utile ed evitando ciò che può essergli dannoso. 

Ciò che aiuta l’uomo a capire cosa davvero è bene per lui è la ragione. 

Anima e corpo per Spinoza in L’etica (Ethica ordine geometrico demonstrata).

“Il Corpo umano è composto da moltissime parti di diversa natura che hanno continuamente bisogno di nuovo e vario nutrimento, affinché il corpo tutto sia armonicamente disponibile per tutte quelle cose che possono derivare dalla propria natura, e di conseguenza, anche la Mente sia armonicamente disposta a comprendere molte cose insieme” (Etica, parte IV, proposizione XLI-XLV)

”Per Corpo intendo un modo, cioè una manifestazione (o forma) circoscritta e individuabile, che esprime in maniera certa e determinata l’essenza di Dio, in quanto egli è considerato come cosa estesa”. (Etica, pt. II, definizione I)

“Nell’essenza dei singoli umani non ha parte l’essere della Sostanza: ossia la Sostanza non costituisce la forma – cioè il fatto di quell’esistenza propria e singolare – dei singoli umani. Dimostrazione: L’essere della Sostanza implica infatti l’esistenza necessaria. Se quindi nell’essenza dell’Uomo avesse parte l’essere della Sostanza, posta l’esistenza della Sostanza sarebbe posta necessariamente anche quella dell’Uomo, e di conseguenza l’Uomo esisterebbe necessariamente: ciò che è assurdo. Dunque nell’essenza dei singoli umani non ha parte l’essere della Sostanza, ossia la Sostanza non costituisce la forma dei singoli umani. (Etica, pt.II prop. VII)
“Ogni evento che ha luogo nell’oggetto dell’idea che costituisce la Mente umana deve essere percepito dalla Mente stessa; ossia di quell’evento si darà necessariamente, nella Mente, l’idea: questo significa che, qualora l’oggetto dell’idea che costituisce la Mente sia un corpo, nulla potrà accadere in quel corpo che non sia percepito dalla Mente.
Dimostrazione: Di tutto ciò che accada nell’oggetto di un’idea qualsiasi c’è infatti in Dio, necessariamente, la cognizione, in quanto egli è considerato affetto (cioè interessato, modificato) dall’idea dell’oggetto stesso, cioè in quanto egli costituisce la “mente” di quella certa cosa. Di qualsiasi cosa, quindi, che accada nell’oggetto dell’idea che costituisce la Mente umana, si dà necessariamente la cognizione in Dio, in quanto egli costituisce la natura della Mente umana: cioè la cognizione di quella cosa è necessariamente nella Mente; ossia la Mente percepisce quella cosa.” (Etica, pt. II, prop. XII)

“Tutti i corpi hanno in comune alcune entità o alcuni caratteri, ossia convengono in alcuni aspetti. 

Dimostrazione: Tutti i corpi hanno infatti in comune questi caratteri: 1, l’implicare il concetto di un solo attributo della sostanza, il medesimo per tutti. 2, il potere muoversi ora più lentamente, ora più celermente, e, in assoluto, il potere ora essere in movimento e ora essere in quiete. (L’Etica, pt. II, n. II Preliminari (A))

“Gli individui che compongono il Corpo umano, e di conseguenza il Corpo umano stesso, sono interessati (o toccati, o sollecitati, o stimolati, o modificati), in moltissime maniere, dai corpi esterni a loro.” (L’Etica, pt.II, Convenzione III) 
“Il Corpo umano ha bisogno, per conservarsi, di moltissimi altri corpi, dai quali esso continuamente viene, per così dire, rigenerato.” (L’Etica, pt.II, Convenzione IV)

“La Mente umana è atta a percepire moltissime cose, e tanto più atta quante più sono le maniere in cui il suo Corpo può disporsi o conformarsi. 

Dimostrazione: Il Corpo umano, infatti, è interessato dai corpi esterni in moltissimi modi, ed è congegnato per interessare in moltissimi modi i corpi esterni. Ma la Mente umana deve percepire tutto ciò che nel Corpo umano accade: e dunque la Mente umana è atta a percepire moltissime cose, e tanto più atta quante più sono le maniere in cui il suo Corpo può disporsi o conformarsi.” (L’Etica, pt. II, Prop. XIV)

              René Descartes (Cartesio). Baruch de Spinoza.

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                                                                                                                          Alessia Battaglia IV H a.s. 2015/16

Informazioni su Mariarosaria Pranzitelli

Docente di Filosofia Reggio Emilia - Italia
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