Biennale di Venezia 2018

Yvonne Farrell e Shelley McNamara sono le curatrici della 16. Mostra Internazionale di Architettura, che si svolge dal 26 maggio al 25 novembre 2018 ai Giardini e all’Arsenale e in vari luoghi di Venezia. Il titolo scelto è

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Indizi sul corpo

CORPO E PENSIERO  
di Mariarosaria Pranzitelli e Francesco Costabile

In questo percorso progettuale abbiamo cercato di far incontrare la danza e la fotografia attraverso uno sguardo filosofico. La danza è stata l’occasione per individuare, grazie alla riflessione legata alla fotografia e alla sua particolare tecnica, il fatto che noi “siamo” e non abbiamo un corpo, come la tradizione maggiore del pensiero occidentale non soltanto ci lascia intendere, ma ci spinge e costringe a pensare.
Durante alcune letture affrontate in classe sulla riflessione della tradizione filosofica da Spinoza a Cartesio, da Nancy a Deleuze, abbiamo raccolto indizi e visioni della specificità del rapporto mente – corpo che attraversa le varie scienze (vedi neuroni specchio e neuroscienze).
La danza è una delle tante “ri-velazioni” del corpo e, come in ogni ri-velazione, possiamo e dobbiamo avvertire nel suo movimento che qualcosa è messo a nudo e contemporaneamente velato di nuovo. Il velo che viene tolto al corpo è anche, paradossalmente, quello che nuovamente lo nasconde.
Ciò dipende dal fatto che “noi non sappiamo che cosa può un corpo” (Spinoza) e non lo possiamo sapere perché la sua singolarità plurale resiste e insiste in maniera sorprendente proprio nel gesto della danza.

Proprio il corpo costringe la filosofia a quel che è: un non-sapere. Pensare il corpo è un esercizio filosofico quasi indispensabile perché la vita non venga esclusa o aggirata dalla filosofia.
E’ per questo che il pensiero quando pensa il corpo non si rivolge solo all’anatomia, ma anche alla letteratura, alla poesia e ovviamente alla danza. Ecco, la danza es-pone forse meglio ciò che, per dirla con Nancy, ogni pensiero è: un corpo.

“Non ha senso, pertanto, parlare separatamente di corpo e di pensiero, come se potessero sussistere ciascuno per sé, mentre essi non sono che il loro toccarsi reciproco, il contatto della loro effrazione l’uno attraverso l’altro e l’uno nell’altro. Questo contatto è il limite, lo spaziamento dell’esistenza. Tuttavia ha un nome, si chiama “gioia” e “dolore”, o “pena”.”

“La fotografia sta soccombendo perché ciò che si vede su Instagram o sui telefoni cellulari non è fotografia. La fotografia è un oggetto materializzato che si stampa, si ha, si guarda… Oggi esistono solo immagini e le immagini non sono fotografie” con queste parole Sebastião Salgado, uno dei maestri della fotografia contemporanea, descrive la progressiva designificazione dell’atto fotografico e della sua fruizione. I ragazzi sono abituati a produrre e a consumare immagini sin dalla tenera età e questa bulimica sovrabbondanza, se da un lato aiuta il discente ad una manualità e una dimestichezza con il mezzo dall’altra ha portato ad un depotenziamento del mezzo e ad una sorta di cecità. Nella sovrabbondanza si smette di vedere, non si pensa, non si costruisce, non si narra e si finisce per diventare soggetti passivi, stanchi consumatori di immagini vuote.   Il laboratorio di fotografia si è prefissato l’obiettivo di “pensare” l’immagine, costruirne il senso, leggerne la luce, restituire alla mera immagine il suo status di fotografia, ovvero opera dotata di senso, in grado di restituire la relazione tra l’io e il mondo, tra chi osserva e chi è osservato. Questi scatti si contraddistinguono per un assoluta eterogeneità. Un solo soggetto è letto ed interpretato in svariati modi e subisce letture e restituzioni diverse. La creazione di un pensiero critico, la scoperta di un proprio sguardo, non può non essere motivo di soddisfazione per il nostro lavoro. Ci auguriamo che la scuola possa collocarsi sempre di più nell’ottica di rieducare all’immagine. E’ un modo per formare soggetti attivi, creatori di senso, cittadini in grado di difendersi dalle migliaia di immagini che quotidianamente sono costretti a subire.

Ringraziamenti

Maria Grazia Diana – Dirigente scolastica  Liceo Artistico “G.Chierici”                                    Gigi Cristoforetti   Direttore Fondazione Nazionale della Danza Aterballetto
Sveva Berti – Coordinatrice artistica Aterballetto
Raffaele Filace -Ufficio stampa e comunicazione della Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto                                                       

Gli alunni della 4E a.a. 2017/2018: E.Alessandri, C. Anghinolfi,  E. Bassoli, G. Carrozzo, C. Cavandoli, M. D’Orsi, M. De Nardis, V. Esentato, G. Fabbi, G. Fusaroli, M. Fusco, I. Gandolfi, L. Gorrieri,  G. Govi, N. Haka, L. Limongi, B. Mascolo, E. Mazzini, M. Messori,     M. Morini, S. Rizzo, G. Ruozi, C. Scaglia, V. Scala, J. Tirelli

Tutti i danzatori della compagnia Aterballetto e lo staff della Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto.

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Arte ed esposizione – Dublin

“Non cerchiamo di andare dietro la tela, non cerchiamo oltre la breve immobilizzazione di un olio, non cerchiamo di vedere dietro al visibile. Siamo già entrati, siamo esposti alla visione: è tutto ciò che ci viene richiesto, che ci viene permesso e promesso.”
j.L. Nancy

photo by @marypranzitelli

photo by @marypranzitelli

photo by @marypranzitelli presso la National Gallery
La galleria nazionale di Dublino, ospita 13.000 opere d’arte, si compone di tre sezioni per un totale di 54 gallerie.

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photo by @marypranzitelli  Trinity College Dublin

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Pubblicazione “Indizi sul corpo”

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PUBBLICAZIONE : Indizi sul corpo  – Laboratorio di Filosofia e Fotografia

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Platone la madre ingovernabile

Dal sito di RAI CULTURA

Adriana Cavarero

Platone, padre della filosofia, immagina il femminile come ingovernabile, sia nel Timeo, dove, descrivendo la genesi del cosmo, rappresenta il femminile come lo spazio informe, che rende possibile la generazione delle cose dalle Idee, sia nella Repubblica, dove racconta il mito della Caverna, nel quale il femminile è la caverna stessa, che come un grande utero rende possibile la proiezione dei simulacri delle forme, e quindi l’inizio di un percorso verso il Logos, che è al di fuori della caverna.

IL VIDEO SU RAISCUOLA Vai al link

 

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La vita delle piante

Emanuele Coccia, La vita delle piante

Emanuele Coccia, La vita delle piante

“Tutto è in tutto. Questa mescolanza fa del mondo e dello spazio la realtà di una trasmissibilità di una traducibilità universale delle forme. Ma ciò che chiamiamo trasmissione è solo l’eco di questa inerenza reciproca di ogni cosa in ogni altra cosa: il mondo è un contagio perpetuo. Tutto è in tutto, perché nel mondo tutto deve poter circolare, trasmettersi, tradursi. L’impenetrabilità, spesso immaginata come la forma paradigmatica dello spazio, è un’illusione: là dove vi è un ostacolo alla trasmissione all’interpretazione, un nuovo piano si produce, quello che permette ai corpi di rovesciare l’inerenza dell’uno all’altro In un’interpretazione reciproca. Tutto nel mondo produce la mescolanza e si produce nella mescolanza. Tutto entra ed esce ovunque: il mondo è apertura, libertà di circolazione assoluta attraverso i -non accanto ai-corpi e gli altri.”

Emanuele Coccia, La vita delle piante, p. 91

 

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L’uomo, la macchina, l’automa.

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Essere presenti al corpo

Essere presenti al corpo.
Un’analisi dell’insegnamento di Simona Bertozzi
articolo di Carolina Bergonzoni
Fin dalla più tenera età mi sono dedicata alla danza.
Maturando e crescendo come danzatrice, unendo alla pratica corporea studi accademici in ambito filosofico, ho iniziato a domandarmi che cosa è che rende la danza, danza. Che cosa è che trasforma un movimento in danza? Restringendo e affinando la ricerca, che inevitabilmente si presenta senza fine, ho dunque iniziato a interrogarmi sulla nozione di presenza in danza. Ispirata dalle domande poste dalla studiosa di teatro e performance Josette Féral, in quest’articolo propongo di riflettere innanzi tutto sull’idea che la presenza corporea è condizione necessaria, ma non sufficiente per il danzatore.
«Danza e Ricerca. Laboratorio di studi, scritture, visioni», anno VIII, numero 8, 2016
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Il corpo e il postumano

Possiamo parlare di una filosofia postumanista? di Roberto Marchesini

“Il corpo è una matrice di relazioni con il mondo ed è proprio da queste relazioni che emerge il predicato, per cui non possiamo mai desumerlo attraverso una ricognizione interna. Il corpo enucleato dalle proprie molteplici relazioni non è più un corpo ma una spoglia. La liminarietà del corpo va pertanto intesa non come confine disgiuntivo-contenitivo, ma come «soglia relazionale» che fa emergere il suo esserci, la sua presenza, in quel «far posto» attraverso il dialogoconnessione con le alterità. Pertanto non s’interpreta il postumanismo barattando l’Uomo di Vitruvio con un qualunque altro ente rappresentativo, ma superando i concetti di universalismo, centralismo, sussunzione, metrica assegnabile a un qualsivoglia ente. Il retaggio definisce dei «range di virtualità»: l’essere umano non può essere convertito in qualunque cosa, né può transumanare in un oltre che non mantenga connessioni con ciò che lo precede. Ecco allora che in una visione postumanista è sbagliato credere che:

1) il supporto tecnologico abbia una semplice funzione probiotica, esonerativa, ergonomica, disgiuntiva, amniotica, come da tradizione umanistica;

2) il supporto prescinda dal corpo che lo accoglie, determinandone un totale superamento, portando l’essere umano in una condizione che non ha nulla a che fare con l’umano, come nel transumanismo.”

© Lo Sguardo – rivista di filosofia N. 24, 2017 (II) – Limiti e confini del postumano

link all’articolo completo

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Indizi sul corpo e neuroni specchio

“Ho iniziato a interessarmi al rapporto tra Arte e Cervello grazie al tema dell’empatia, da me esplorato da molti anni in relazione alla cognizione sociale, soprattutto a partire dalla nostra scoperta dei neuroni specchio.” 

Vittorio Gallese
link all’articolo completo

Classe 4D
a.s. 2017/18

Docenti coinvolti: Sergio Di Salvo (Scienze della terra – sostegno) – Ferrari Vincenza (Chimica dei materiali) – Samantha Famularo (Chimica dei materiali)

prof. Sergio Di Salvo introduce il tema con i seguenti supporti multimediali:

 

 

INDIRIZZO DESIGN DEL GIOIELLO

Relazioni studente* prof.ssa Ferrari Vincenza (Chimica)

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Presentazioni dei lavori svolti dagli student* ARTE E NEURONI SPECCHIO


INDIRIZZO FIGURATIVO

Presentazioni attività di gruppo student* prof.ssa Samantha Famularo (Chimica)

1 –  Relazione: Marchiodi, Mangolini, Paterlinilini.

2 – Merella, Moschin, Violi

3 – Cabassi, Catellani, Cascone

4 Galvagno, Coli, Giordano

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