Interdisciplinarietà

“Il lavoro interdisciplinare, di cui oggi tanto si parla, non è un confronto tra discipline già costituite (nessuna delle quali infondo è disposta a lasciarsi andare). Per fare qualcosa di interdisciplinare non basta scegliere un ‘soggetto’ (un tema) e raccogliervi attorno due o tre scienze. L’interdisciplinarietà consiste nel creare un nuovo oggetto che non appartiene a nessuno”.

Roland Barthes, Giovani ricercatori, Il brusio della lingua, Einaudi, Torino, 1984, p. XX

«La filosofia può essere fondazionale nei confronti della cultura restante perché la cultura è la raccolta delle pretese di conoscenza, mentre la filosofia sottopone a giudizio tali pretese. Può fare questo perché comprende i fondamenti della conoscenza e trova questi fondamenti attraverso lo studio dell’uomo-come-soggetto-della-conoscenza […]»;

R. Rorty, La filosofia e lo specchio, Bompiani, Milano 1986 p. 7)

Filosofia

“La filosofia non è né “alta” né “profonda”: si tiene rigorosamente all’altezza delle cose, del mondo e dell’uomo, non ha su di loro nessun “punto di vista”, né sopra né sotto. In generale la filosofia consiste proprio nel non assumere nessun punto di vista -anzi, nel non essere affatto una vista, se è vero che non c’è più vista, quando si penetra nella cosa o quando la si afferra.”

J. L. Nancy, Hegel L’inquietudine del negativo, p.47

Lezione I nomi e le cose

Attività a-sincrona classi quinte

Wittgenstein e il TRACTATUS

Appunti

– Le cose stesse
– Le parole sono neutre?
– Il linguaggio è una ‘grande macchina’ ‘artificio’
– Noi siamo ‘parlati’ dal linguaggio
– Il pensiero soltanto attraverso ‘la macchina del linguaggio’ prende corpo
– Manca la consapevolezza che le cose e le parole nel linguaggio stanno insieme e non separate e sono sempre in una storia mai conclusa

Foucault: “Non si può dire qualunque cosa in qualunque tempo”

  • Coloro che enfatizzano le parole? (esempio Cratilo di Platone) L’illusione che ci siano parole ‘salvifiche’, non esiste un super-linguaggio. Inconsapevolezza del rapporto tra parole e cose.
  • La filosofia non è scientifica.
  • Nietzsche: 1878 – dal testo di Umano troppo Umano aforisma secondo “Tutti i filosofi… Filosofare storico. Genealogia.
  • Come accade che il linguaggio ci mette in relazione, come frequentiamo il linguaggio?
  • Che cosa sta accadendo qui? ‘La cosa’. L’insieme di tutte le nostre biografie, una vita che si è iscritta: la scrittura della nostra umanità (sentito, amato, letto scritto…la scelta dei suoi sentieri e i sentieri che hanno scelto noi). “Ognuno di noi è vita vivente: iscritta e trascritta.”
  • La filosofia tiene aperte le porte per saperi e parole future, rivedendo sempre il limite delle proprie parole e della propria biografia e autobiografia. Non è né scienza né poesia. I saperi oggettivano la realtà, ma la filosofia ricorda che suggerisce l’uso opportuno di ciò che sappiamo. E’ vita politica: è decisione di come vogliamo vivere.
  • Nietzsche: “La filosofia è l’avvocato della vita”
  • Ogni eredità comporta un abbandono, una perdita, ma anche una speranza.

Corpi tra corpi

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Deprivazione dei corpi

28/04/2020 ALFONSO CARIOLATO

“Ora, la filosofia, specie degli ultimi decenni, ha fatto del corpo, dei corpi, uno dei suoi principali interessi. Ed ecco che con l’arrivo dell’epidemia emerge un fatto inaspettato (d’altronde, la realtà sorprende immancabilmente il pensiero): mai forse come in questi momenti sentiamo di essere un corpo tra corpi e, al tempo stesso, i corpi sembrano, da una parte, allontanarsi tra loro a una distanza abissale o, dall’altra, fondersi in un abbraccio mortale (il virus ci ricorda, tra l’altro, che i corpi sono in una costante lotta fra loro). Per difenderci dal virus, abbiamo eretto una serie di barriere tra il nostro e gli altri corpi. L’epidemia si trasmette, passa da un corpo all’altro, confonde i piani e, insieme, costringe alla separazione, alla divisione, all’allontanamento. Essa mostra drammaticamente che i corpi sono sempre altrove.”

Il corpo e l’immagine

Segnalo questo articolo “Il piacere delle immagini” di Federico Ferrari sulla rivista Antinomie.

“Ogni fotografia mostra come l’indubitabile presenza del corpo sia al contempo e sempre l’attesa di uno sguardo e la proiezione di un soggetto al di fuori di sé. Soggetto in attesa di ritrovarsi nello sguardo di un altro. E, in primo luogo, dell’altro che io divento per me stesso quando sono contenuto nello sguardo altrui.”

Federico Ferrari