BIENNALE 2017

Documentazione della 57a edizione della Biennale di Venezia 2017 – classe 5 D e 5 F

Ho chiesto agli studenti e studentesse di documentare una delle artiste o degli artisti che hanno maggiormente colpito la loro immaginazione, descrivendo attraverso un testo e/o una modalità multimediale l’esperienza.

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Studentessa Elsa Pellegrini classe 5D 2017


L’arte come forma più genuina di libertà

L’arte contemporanea è la culminazione necessaria del percorso che l’arte ha intrapreso nella storia. Essa mi ha trasmesso un motto “qualsiasi cosa può essere arte”. L’arte contemporanea si è svincolata dalle regole e dalle convenzioni e ha fatto emergere la figura dell’artista in quanto parte dell’arte. Penso che l’artista produca arte per un’urgenza di dire qualcosa, di esprimere qualcosa e non per un vizio estetico o economico. L’artista è un padre che ha il bisogno di essere padre. Le opere d’arte sono figlie dell’artista, o meglio, estensioni dell’artista. Quello che mi piace dell’arte e che l’io artista è l’opera, un pezzo dell’artista è nell’opera da lui rappresenta, non è nascosto e non è un merito pratico; è una specie di scambio di corpi. Se io faccio del male all’opera, faccio del male all’artista; se ammiro l’opera ammiro l’artista. L’opera pensa come l’artista.

“Qualsiasi cosa può essere arte “non è un gesto arbitrario. Prendere un pezzo della realtà e dichiararlo arte o no. “Qualsiasi cosa può essere arte” è: qualsiasi cosa può essere ospite del pensiero e delle emozioni dell’artista dal momento in qui lui sente il bisogno di esprimersi e decide il modo in cui farlo.

L’arte ha perso ogni regolamento, e non c’è nulla di più rilassante e caotico allo stesso tempo. Il bello dell’arte è che non è una gara, non c’è una classifica. Ogni aspetto dell’arte è talmente indefinito, sfaccettato e divergente che rende impossibile ogni classifica.

Nei 100 metri c’è un record da battere, ma non esistono record nell’arte. L’arte è inutile, se fosse stata utile non avrebbe questo nome. Non è utile alla tecnica, alla pratica, ma è utile a se stessa, senza l’arte non ci sarebbe la sua evoluzione e penso, che l’arte sia utile e necessaria per l’esistenza della libertà. Dove non c’è liberta non c’è arte. Perché arte è non doversi censurare per paura di essere censurato.

Io sono libero di pensare l’arte in qualsiasi forma perché l’arte me lo permette. Se ci fossero regole su cosa può essere arte e cosa no, non sarebbe un mezzo per esprimere la libertà.

Però l’artista è tale perché sa infondere l’arte nelle opere, per fare arte ci vuole una forte convinzione di se stessi, del mondo che ci circonda, e del proprio pensiero. Nessun artista può mentire, nessun artista ci può ingannare, non ci si può fingere artisti. L’artista falso non riuscirebbe a sorreggere il peso della menzogna perché l’arte è un espressione genuina, libera e sempre motivata da un urgenza personale.

studente Davide Pelullo, classe 5D 2017


studentessa Agnese Vannini 


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studentessa Irrissuto Carmela link al pdf


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studentessa Daniele Mariagrazia Link al pdf


 

studentessa Francesca Saccardi

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studentessa Giorgia Conte  link al pdf


studentessa Valeria Davoli 

Theatrum Orbis  Padiglione della Russia

Curata da Semyon Mikhailovsky, la mostra è un viaggio inquietante ma affascinante attraverso le icone, le paure, le metafore e le ossessioni della Russia contemporanea. Il titolo della mostra riprende quello di un atlante pubblicato nel 1570 dal cartografo fiammingo Abraham Ortelius, Theatrum Orbis Terrarum,  e considerato il primo atlante geografico moderno mai realizzato. In uno spazio tenuto in penombra, la mostra presenta lavori di quattro artisti russi. Al piano d’ingresso, il padiglione accoglie Scene Change (Cambio di Scena) che si compone di varie sculture di Grisha Bruskin (nato nel 1945); un aquila bicipite, strane bambole, omini in marcia, soldati, misteriosi androidi metà uomo e metà automa, zigurrat in miniatura e simboli comunisti sono uniti a proiezioni video che ricordano quelle delle lanterne magiche ed a suoni per creare una installazione straniante che prende di mira i concetti di potere, di paura e di controllo delle masse.Scendendo al piano inferiore, il padiglione ospita un’installazione scultorea di Recycle Group (duo formato da Andrei Blokhin, nato nel 1987, e Georgy Kuznetsov, nato nel 1985). Intitolata Blocked Content, l’opera si compone di volumi spigolosi da cui emergono (o che imprigionano, a seconda del punto di vista) volti, mani e parti di corpi e da una app di realtà virtuale, scaricabile sullo smartphone. Ispirata dalla Divina Commedia di Dante, dal trentaduesimo canto dell’Inferno in particolare, l’installazione mette in dubbio concetti come l’etica del web, la moralità dell’intelligenza artificiale e l’illusione che esista una forma di immortalità digitale. Il terzo lavoro esposto è Garden, una performance video di Sasha Pirogova (n. 1968). Infine il padiglione Russo ospita una installazione sonora del compositore contemporaneo Dmitri Kourliandski (n. 1976), intitolata Commedia delle Arti.
“Il mio progetto è dedicato al concetto di massa, alla folla. Alla folla che nel 19 secolo era intesa come un organismo unico in cui il singolo perde la propria individualità. E fino alla concezione moderna di massa intesa come maggioranza silenziosa, spiega l’artista. Questa folla incontra il pubblico nel lavoro “iniziale”.

Venetian Rhapsody – Padiglione della Corea                                                                                                                                                                    Curato da Cody Choi accoglie i visitatori del Padiglione Corea della Biennale di Venezia 2017 con un gioco di neon multicolore  che trasformano la facciata dell’edificio in un motel. Il look architettonico dell’installazione dell’artista asiatico, si ispira agli alberghi a ore di Las Vegas, ma prende simboli a piene mani anche dal patrimonio visivo di Macao. Secondo Cody Choi, infatti, Venezia avrebbe in comune con le altre due grandi città la capacità di indurre una sorta di fascinazione, forte ma irreale. Una malia, frutto del convergere della Storia e di una decisa vocazione commerciale. “Ho avuto l’opportunità di riflettere sulle implicazioni geo-culturali della città di Venezia” spiega Cody Choi- “Per diverse generazioni o più, Venezia è stata una città turistica che ha costruito il suo successo sulla fusione di pittoresco e commercio. E’ stata anche una città che ha seminato sogni grandiosi nell’animo di molti artisti. Mi è sembrato che gli artisti e le autorità delle arti che partecipano alla Biennale di Venezia siano influenzate dal suo “potere” e vantino i loro successi. Forse, io non farò eccezione. Così ho cominciato a cercare altre città che condividono con Venezia il potere di far sognare le persone e che sono anche dominate da uno spirito commerciale nella politica e nella cultura. Me ne sono venute in mente due: Las Vegas a ovest e Macao a est.” L’artista asiatico usa spesso il neon nel suo lavoro e ama appropriarsi di immagini molto conosciute per poi reinventarle. Al centro della sua ricerca la forte occidentalizzazione della Corea e il modo in cui i conflitti culturali influenzino la socializzazione e l’assimilazione di concetti distanti. C’è da credere che a pesare sulla scelta di creare “Venetian Rhapsody” sia stata anche l’immagine del Padiglione coreano. Architettonicamente troppo vecchio per essere considerato contemporaneo e troppo recente per essere visto come antico o semplicemente d’epoca. Ultimo nato tra gli spazi espositivi dei Giardini il padiglione coreano è stato eretto nel 1995, a un centinaio d’anni di distanza dal corpo espositivo centrale. Il Padiglione Corea della Biennale di Venezia 2017 è occupato da “Counterbalance the stone & the mountain” curata da Lee Daehyung. Una mostra d’impatto in cui Choi espone insieme a Lee Wan, citando un lavoro davvero insolito dal titolo “Proper Time”: una stanza con oltre 600 orologi ognuno dei quali ha inciso il nome di una persona che l’artista ha intervistato. Le lancette si muovono a velocità diverse a seconda del tempo impiegato al lavoro da ognuno per guadagnarsi un pasto.

Senza Titolo (La Fine del Mondo) – Giorgio Andreotta Calò                                         Senza Titolo (La Fine del Mondo) è una delle tre scelte dalla curatrice Cecilia Alemanni per il Padiglione Italia di quest’anno, particolarmente apprezzato. L’avvicinamento è graduale: dopo un passaggio in un grande ambiente segnato da fitte impalcature, mentre gli occhi si abituano al buio, l’artista veneziano ci fa notare alcuni elementi poco visibili, installati accanto alle finestre da cui filtra una luce fioca. “Sono dettagli non indispensabili alla comprensione del progetto”, spiega Calò. Chi passerà di qui in maniera frettolosa non li vedrà, e andrà direttamente verso la scalinata che si intravede in fondo alla sala. “Ma va bene anche così”, dice, “e non vogliamo svelare di più”. Saliamo i gradini metallici. Il progressivo attraversamento dello spazio immerso nell’oscurità e questa ascesa finale spingono al silenzio, alla riflessione. Arrivati in cima, ci si trova di fronte a un’immagine surreale, metafisica. La grande e antica capriata del soffitto si trova perfettamente riflessa, come sprofondata, ai nostri piedi. Una visione dantesca. Concentrando lo sguardo, si colgono vibrazioni quasi impercettibili nell’architettura capovolta, e si intuisce la presenza dell’acqua come elemento specchiante. Una gigantesca piscina genera questo effetto ipnotico, e tornano alla mente le parole di Cecilia Alemanni a proposito di Giorgio Andreotta Calò: la sua opera «sembra suggerire che vi sia più di una connessione profonda tra pensiero magico e tecnologia». Ma non è finita: sullo sfondo, uno specchio riflette anche i visitatori. Una donna si affanna e si sbraccia per riconoscersi, i cellulari illuminano sgarbatamente la scena e vengono ripresi dai custodi. Calò scuote la testa. Questo monumento, o cattedrale, suggeriscono un’altra attitudine, che forse sarà più facile ottenere a inaugurazione conclusa. Accanto a noi, la curatrice Sarah Cosulich sorride: «è un’emozione anche per me, che pure questo lavoro lo conosco bene». premio This Is Not A Prize di Mutina è stato assegnato proprio a Calò, e ha supportato la realizzazione di questa installazione incredibile. Un premio-non-premio, appunto, perché non si limita a una celebrazione estemporanea, ma interviene concretamente sulla fattibilità di opere complesse e instaura rapporti duraturi con gli artisti. È il neonato progetto Mutina for Art, di cui Cosulich fa parte, che comprende anche lo spazio espositivo MUT e il programma di collaborazioni Dialogue. Un impegno fattivo a sostegno dei linguaggi contemporanei destinato a lasciare il segno. Ne sentirete parlare.

                                                                                                                         Davoli Valeria 5°D


 

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COME APPRENDE UN CORPO?

indizi ppt prima paginaSETTIMANA PROVINCIALE DELL’APPRENDIMENTO

 

 

 

Presentazione INDIZI SUL CORPO 29 Novembre PDF

In vista della presentazione del 29 Novembre 2017
ore 18.00 Sala delle colonne
LICEO ARTISTICO GAETANO CHIERICI

PROGETTO INDIZI SUL CORPO

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Foto di Matteo Bonacini 5E


“L’essere come ritmo dei corpi – i corpi come ritmo dell’essere. Il pensiero-in-corpo è ritmico, è spaziamento, battuta che dà il tempo della danza, il passo del mondo.”
J.L. Nancy, Corpus, Cronopio, Napoli 1995, pag. 94

ITINERARIO FILOSOFICO

Wittgenstein ha toccato i limiti del logos, i confini ultimi della logica dell’essere, affermando: “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”.
Molte riflessioni ha aperto questa proposizione di Wittgenstein e sicuramente darà ancora molto da pensare. Sempre Wittgenstein dice: “Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere”.
Di ciò di cui non si può parlare si deve tacere, ma questo può metterci in ascolto  di altri mondi, prospettive e contesti. Là dove la parola fatica ad esprimere un’idea è perché non ha ancora trovato la sua esattezza, ma solo il suo limite.
Attraverso la danza, il progetto Indizi sul corpo ha  tentato di creare l’occasione per i nostri studenti di incontrare altre forme espressive e altri percorsi interdisciplinari che mettono al centro il corpo.
Il corpo è il limite e la possibilità dell’ apprendere. Ma di quale corpo o di quali corpi parliamo? Certamente non di un corpo che è “sapere del corpo”, non un corpo categoriale e sostanziale, non un corpo astratto, non una corporeità generica e rinviante a simboli e significati. Parliamo dell’essere un corpo. Parliamo dell’essere esposto di un corpo e di ogni corpo agli altri corpi.
Nancy ripensa il corpo decostruendo le categorie della metafisica dei corpi, del dualismo cartesiano (*) e della spiritualità dei corpi come corpi astratti o sostanziali.
Per questo anche un altro filosofo come Deleuze ritiene che “c’è un eccesso di sapere che uccide la vita nella filosofia, e aggiunge, che la comprensione non filosofica non si deve considerare insufficiente o provvisoria, è una delle due metà, una dei due ausili.Per  Deleuze la ricerca di questi nuovi mezzi di espressione filosofica deve essere perseguita in rapporto con altre arti come il teatro o il cinema” e aggiungo io con la danza.

In effetti c’è un eccesso di sapere che uccide l’apprendimento. Un apprendimento che si rivolge ad una mente e non ad un corpo che apprende. Questo modello di apprendimento è destinato a fallire. Molti dei nostri studenti fanno esperienza di un apprendimento mnemonico, settoriale, ripetitivo e molte volte senza senso. Quel senso che Nancy mette sempre in rapporto al corpo e ai corpi. Al loro esserci, al loro movimento esistenziale ed emotivo. Modale.
Come apprende un corpo? Questa è la domanda alla quale occorre dare una o più risposte. Occorre indagare e modificare tutto ciò che rende impossibile trasmettere il senso dell’apprendere come fonte di piacere e di passione.
Un corpo è passione ed è attraversato da “tonalità emotive”. La “precomprensione” come tonalità emotiva affermava Heidegger. Da questo occorre ripensare l’apprendimento.
Durante le lezioni di danza i nostri studenti hanno osservato e realizzato schizzi dei corpi dei danzatori e delle danzatrici in movimento.
Il movimento di un corpo, il movimento di un pensiero e di un gesto, quali e quante possibili relazioni attivano.

Gli studi e le nuove scoperte neuroscientifiche, vedi neuroni specchio in particolare, permettono molte riflessioni sull’apprendimento e sulle metodologie didattiche da mettere in campo a partire  dalla centralità del corpo. Pensate solo all’importanza dell’imitazione e della ripetizione che viene vissuta in modo empatico e da non confondere con la simpatia. (empatia: vedi lezione di Vittorio Gallese dello scorso anno al Festival della filosofia di Modena).
Così potremmo sostenere con Wittgenstein che “Ogni esperienza è mondo e non ha bisogno del soggetto” (Quaderni, p.192)
Anche per la danza ciò che caratterizza la performance è un movimento che manifesta ed espone uno stile e così accade anche per la filosofia, infatti Deleuze sostiene che “I grandi filosofi sono anche dei grandi stilisti. Lo stile in filosofia è il movimento del concetto.”
Deleuze,  Segni ed eventi, p. 16

Ritroviamo qualcosa di simile anche nelle parole di un grande danzatore:
“Ogni giorno noi perdiamo dei gesti: ogni giorno noi ne ritroviamo e ne ricreiamo.”
Dominique Dupuy, La saggezza del danzatore, p. 83

La danza, i laboratori, gli spettacoli e le prove aperte, sono state l’occasione per i nostri studenti di incontrare altri corpi nell’esercizio dell’apprendere un gesto un movimento, nel ripetere e nell’attraversare una coreografia, un balzo, una caduta.  L’incontro di altri corpi nei quali “riflettersi”, osservarsi e apprendere come un corpo che danza. Tutto questo, quali e quante suggestioni apre?

Imparare ad imparare è attivato quando il contesto muta e si vede un altro “luogo e altri corpi” che apprendono un gesto, una postura e un movimento.
Cosa in particolare apprendono i nostri studenti osservando danzare: Il gesto inutile, cioè non strumentale, non votato ad un risultato. Nella danza è sempre in atto una sospensione dell’utilità del gesto. Un movimento che si fa gesto e si fa dono nella sua esposizione.

Nello spettacolo o nella performance si afferma il qui ed ora di quei corpi, si aprono alla possibilità dell’evento. Tutto avviene perchè quell’evento riesca a stabilire un con-tatto tra spettatore e attore, un con-tatto di stupore, di senso, di piacere, di immaginazione.
C’è molto in uno spettacolo di danza contemporanea, scenografie, quadri musiche…neuroni specchio, studi di percezione, ma non le parole che spiegano, che definiscono, che incasellano il senso in significati uguali per tutti.
La chiave per aprire un senso resta nella performance stessa, resta nei pensieri e nei corpi di chi è spettatore e si espone a sua volta alla possibilità di essere toccato da quell’evento. Il senso, se di senso si tratta, non può che accadere.
Il senso è l’evento stesso. Il qui ed ora del suo sorgere, della sua venuta.

La nostra domanda è stata quella di Nancy: “come giungere a toccare il corpo invece di significarlo o farlo significare” ?

In qualche modo risponde a questa domanda Federico Ferrari: “Pensa alla danza, al modo in cui i danzatori seguono con lo sguardo e con il corpo i gesti del coreografo, fino ad immedesimarsi in essi, fino a sentirli come parte del proprio corpo: ripetendo e imparando a danzare, impariamo un’attitudine. Il gesto delll’arte è l’approssimarsi tangenziale a questa attitudine.
Dunque, disciplinare il tocco, la mano, la vista per arrivare a toccare l’infinita libertà di un gesto che non vuole più significare nulla, ma soltanto essere, fissato ma sempre in potenza nell’opera.”
Federico Ferrari, Sub specie aeternitatis, Arte ed etica, 2008, ed. Diabasis, p.30

“La ripetizione del gesto, per generare dell’irripetibile, deve in qualche modo perdersi – rasentando, talvolta, abissi di di oscurità – per infine ritrovarsi. In questa erranza del gesto l’opera appare e l’arte si compie, mostrando che dell’irripetibile è ancora possibile. Ma appunto l’irripetibile si mostra attraverso la ripetizione. Bisogna aver fatto esperienza della ripetizione per cogliere l’irripetibile. Bisogna aver fatto esperienza del gesto per arrivare allo scarto dell’opera.”
Federico Ferrari, Sub specie aeternitatis, Arte ed etica, 2008, ed. Diabasis, p.35

Attraverso la danza si sperimenta una reale capacità di andare oltre il dualismo corpo e mente e ritrovare quell’armonia che libera dalle costrizioni della corrispondenza. Forse è questo che fa scrivere ad un danzatore come Dupuy: “Non danziamo mai così bene come quando siamo un po’ affaticati; Le nostre risorse attenuate, occorre suscitarne altre, la sensibilitàprofonda entra in gioco.”Dominique Dupuy, La saggezza del danzatore p.43
Non è stato un caso che di recente un coreografo ed un filosofo abbiano dato vita ad una conversazione sulla danza e che entrambi sostengano che la propria esperienza passa anche per quella dell’altro.
Dalla danza al pensiero, una stessa e diversa messa in gioco del corpo, questo luogo dove sorge e sfugge il senso. (Mathilde Monnier – Jean Luc Nancy- Allitterazioni –Conversazioni sulla danza)

CONCLUSIONE

La danza è stata per noi uno degli indizi maggiori del corpo, l’indizio più convincente e consistente del fatto che noi “siamo” anche un corpo, cioè che non “abbiamo” solo un corpo, così come la tradizione maggiore del pensiero occidentale non soltanto ci lascia intendere, ma ci spinge e costringe a pensare.
La danza è una delle tante “ri-velazioni” del corpo e, come in ogni ri-velazione, possiamo e dobbiamo avvertire nel suo movimento che qualcosa è messo a nudo e contemporaneamente velato di nuovo. Il velo che viene tolto al corpo è anche, paradossalmente, quello che nuovamente lo nasconde.
Ciò dipende dal fatto che “noi non sappiamo che cosa può un corpo” (Spinoza) e non lo possiamo sapere perché la sua singolarità plurale resiste e insiste in maniera sorprendente proprio nel gesto della danza. Non lo possiamo sapere nemmeno perché è proprio del sapere pensare al di là della singolarità che un corpo non può fare a meno di esporre. Ma è solo scartando la singolarità che un sapere può divenire tale.
Forse, per questo, il corpo può riguardare solo un non-sapere come la filosofia.
Proprio il corpo costringe la filosofia a quel che è: un non-sapere. Pensare il corpo è un esercizio filosofico quasi indispensabile perché la vita non venga esclusa o aggirata dalla filosofia.
E’ per questo che il pensiero quando pensa il corpo non si rivolge solo all’anatomia, ma anche alla letteratura, alla poesia e ovviamente alla danza. Ecco, la danza es-pone forse meglio ciò che, per dirla con Nancy, ogni pensiero è: un corpo.

“Non ha senso, pertanto, parlare separatamente di corpo e di pensiero, come se potessero sussistere ciascuno per sè, mentre essi non sono che il loro toccarsi reciproco, il contatto della loro effrazione l’uno attraverso l’altro e l’uno nell’altro. Questo contatto è il limite, lo spaziamento dell’esistenza. Tuttavia ha un nome, si chiama “gioia” e “dolore”, o “pena”.”  

Potrebbe apparire singolare questa esigenza della filosofia di ri-velare il corpo in un tempo come quello attuale in cui la sua dimensione spettacolare non smette di esibire corpi, come, forse, non era mai successo prima.
E, tuttavia, i corpi, proprio per questo, vivono in una dimensione separata e ciò si evidenzia anche e specialmente nella questione degli apprendimenti, che si danno in maniera totalmente svincolati dal corpo.
Il paradosso è che la mente nei meta-apprendimenti è spinta a connettere tutto tranne il corpo da cui proviene.
La società della conoscenza insegna proprio ad apprendere senza un corpo. Il dualismo metafisico che attraversa la cultura occidentale non viene smentito nella società della conoscenza, anzi viene portato alle sue estreme conseguenze.
E’ attraverso le competenze che sono richieste nei percorsi scolastici che si rischia di annullare, nell’enfasi posta nella ricerca della prestazione, ogni forma di desiderio. Ora, mi è sembrato, invece, che proprio nella danza la ricerca della prestazione, la stessa performance del danzatore, che è sempre implicata nel suo gesto, non fosse mai slegata anche dalla ricerca dell’espressione. Ecco, separare prestazione ed espressione negli apprendimenti rischia di azzerare nella vita in quanto tale la dimensione desiderante e quindi corporea dell’esserci.
Per evitare di ridurre i nostri studenti a meri viventi che dispongono solo di funzioni cognitive da sviluppare, vorrei concludere con una frase di Aristotele tratta dall’Etica Nicomachea e che potrebbe costituire una traccia da seguire o da tenere a mente anche nei percorsi di insegnamento/apprendimento: “un desiderio che pensa, un pensiero che desidera, questo è un uomo”.


DOCUMENTAZIONE

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www.filosofiascuola.me

PERCORSI INTERDISCIPLINARI

a.s. 2015/16

Progetto Indizi sul corpo  2015-2016

DISCIPLINE PLASTICO SCULTOREE

Prendere la parola
prof. Marco Turlini

CERAMICA

“Donna: visioni al femminile”
Prof.ssa Daniela Santachiara

OREFICERIA

https://filosofiascuola.me/2017/01/02/progetto-indizi-sul-corpo-4d/

FIGURATIVO
prof. Matteo Pagani


Esempio di una scheda PROGETTO:
a.s. 2015/16

Il corpo e la differenza di genere
Classi coinvolte: 5 A – 5 B – 5 F – 4H – 4 B

Docenti coinvolti: Tiziana Salsi – Rita Tedeschi – Mariella Pimpini – Sara Bonilauri – Daniela Santachiara – Mariateresa Caprara – Leda Sighinolfi – Marco Malaguti – Claudio Apparuti – Lorenza Bigi – Marco Malaguti – Marco Turlini

4 B Discipline coinvolte: Filosofia – Italiano – laboratorio Moda
4 H Discipline coinvolte: Storia dell’arte – Filosofia – Laboratorio Scultura
5 A Discipline coinvolte: Filosofia – Storia dell’arte – Matematica
5 B Discipline coinvolte: Filosofia – Storia dell’arte – Italiano – laboratorio e progettazione ceramica – storia
PROGETTO INTERDISCIPLINARE tema IL FEMMINILE NEGATO


LABORATORI E SPETTACOLO
2015/16

Spettacolo “Uscite di sicurezza” 

Danza contemporanea
23 Aprile 2016

“Uscite di sicurezza” del coreografo Enrico Morelli e Michele Merola MMcompany con i laboratori realizzati dalla coreografa Giovanna Venturini e Cinzia Beneventi per sette classi del Liceo Artistico Gaetano Chierici di Reggio Emilia. Spettacolo che ha superato per intensità e qualità le aspettative dei nostri studenti. Complimenti a tutti i ragazzi e le ragazze della scuola di perfezionamento: Agora Coaching Project .

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a.s. 2016/17

Progetto Indizi sul corpo 2016-2017

Indizi sul corpo
Classi terze – quarte e quinte
Docenti Prof.ssa  M. Pranzitelli – Prof.ssa  Lucilla Sinibaldi – Prof. Matteo Pagani – Prof.ssa Vincenza Ferrari – Prof.ssa Savina Lombardo – prof. Luca Crotti – prof. Mattioli 

Link alla documentazione:
1 – Mostra del 13 Maggio segui il link
2 – IL FUOCO segui il link
3 – Laboratorio “Cigni” segui il link
4 – 58 Indizi sul corpo J.L.Nancy segui il lnk
5 – Le ROTAZIONI segui il link
6 – Arte e filosofia: il corpo segui il link
7 – Documentazione della visita in Fonderia39 realizzata dalla classe 4E segui il link
8 – Antropomorfizzazione segui il link


CLASSI TERZE

 


Laboratorio e spettacolo “I cigni”
a.s. 2016/17
Aprile
Sala delle colonne

 

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Un esempio dei laboratori

 


A.S. 2017/18

Progetto Indizi sul corpo 2017-18

27 Novembre 2017
Fonderia39

Docenti coinvolti: prof. Francesco Costabile – prof. Claudio Apparuti – prof. Sergio Di Salvo – prof.ssa Vincenza Ferrari – prof.ssa Jennifer Catagliotti – prof.ssa Maria Rita Gadaleta – prof.ssa Valentina Bersiga – prof.ssa Tiziana Angiolini

CONFERENZA “Logica del corpo”
prof. Enrico Pitozzi
Performance “ANATOMIA”
https://filosofiascuola.me/2017/09/04/logica-del-corpo/

 

 


 

PER DIALOGO SILENZIOSO
Jean Luc Nancy

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L’uso dei corpi

IMG_3373“Non sono la giustizia o la bellezza a commuoverci, ma il modo che ciascuno ha di essere giusto o bello, di essere affetto dalla sua bellezza o dalla sua giustizia.”
Giorgio Agamben, L’uso dei corpi, 2014

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Verso un’ecologia della mente

IMG_3375“Ora io ritengo che gli ultimi cent’anni abbiano dimostrato empiricamente che se un organismo o un aggregato di organismi stabilisce di agire avendo di mira la propria sopravvivenza e pensa che questo sia il criterio per decidere le proprie mosse adattive, allora il suo ‘progresso’ finisce col distruggere l’ambiente. Se l’organismo finisce col distruggere il suo ambiente, in effetti avrà distrutto se stesso. E può molto facilmente darsi che noi vedremo questo processo spinto alla sua reductio ad absurdum definitiva nei prossimi vent’anni.”
G. Bateson, Verso un’ecologia della mente, p.467, 1972 (ed. originale), 1976 (tradotto in italiano da Adelphi edizioni)

 

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Galileo

BIOGRAFIA di Galileo Galilei

 


Marco Paolini racconta: Galileo

Sintesi di BENEDETTA MESSORI e BRENDA BELLI 4 C
a.s. 2017/18 – LICEO ARTISTICO “G. CHIERICI”

ITIS GALILEO ripercorre la vita sia privata che professionale del matematico, filosofo ed astronomo Galileo Galilei. Paolini, in questo spettacolo, unisce commedia e tragedia per raccontare la storia di Galilei e lo fa utilizzando un linguaggio semplice e chiaro, per rendere accessibile a tutti il percorso.

Link alla presentazione completa: GALILEO1

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Kandinskij

Per introdurre la visita alla mostra di Palazzo Magnani: link

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Interviste a danzatori e coreografi

PROGETTO VIDEO INTERVISTE 

La Fondazione Nazionale della Danza (di seguito denominata FND) intende approfondire nuove direzioni di lavoro in collaborazione con le istituzioni scolastiche della città di Reggio Emilia, favorendo anche il dialogo, spesso difficile da instaurare, tra gli istituti e valorizzando i talenti e le attitudini degli studenti. Coinvolgendo in un progetto comune il Liceo Artistico Chierici e il Liceo Coreutico Matilde da Canossa.
Dirigente Scolastico Maria Grazia Diana
Direttore FND Luigi Cristoforetti


Docenti coinvolti del Liceo artistico G. Chierici:
prof. Francesco Costabile – prof.ssa Valentina Bersiga – prof.ssa Mariarosaria Pranzitelli

prof. Luigi Linardi è professore di danza contemporanea e referente indirizzo contemporaneo del Liceo Coreutico Matilde di Canossa

Dott. Raffaele Filace Relazioni con il pubblico e scuole
Fondazione Nazionale della Danza – Aterballetto


Classe 3E indirizzo multimediale a.s. 2017/18
In preparazione alle domande per gli studenti e le studentesse del Liceo Coreutico, ho selezionato alcune delle tante interviste a danzatori e coreografi.

Gli stdent* attraverso il seguente modulo invieranno 10 domande per le video interviste: MODULO PER LE DOMANDE

 

 

 

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PPT Indizi sul corpo

INDIZI SUL CORPO

PPT Presentazione

indizisulcorpo2005

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Una storia di amore e di tenebra

6401049_405678“Un giorno, avrò avuto sette otto anni, eravamo seduti al penultimo posto nell’autobus, diretti forse all’ambulatorio forse a un negozio di scarpe per bambini, mamma mi disse che i libri erano capaci di cambiare, con gli anni, proprio come cambiano le persone, ma con la differenza che le persone, quasi tutte, prima o poi finisce che ti abbandonano, quando arriva il giorno in cui non ricavano da te più nessun profitto o piacere o interesse o quanto meno un buon sentimento, mentre i libri, loro non ti abbandonano mai. Tu sicuramente li abbandoni di tanto in tanto, i libri, magari li tradisci anche, loro invece non ti voltano mai le spalle: nel più completo silenzio e con immensa umiltà, loro ti aspettano sullo scaffale. Aspettano financo decenni. Senza lamentarsi. Finché un giorno, magari alle tre di notte, hai improvvisamente bisogno di uno di loro, e anche se magari l’hai abbandonato, quasi cancellato dalla tua mente, per anni e anni, lui non ti delude, scende dal suo posto e ti sta accanto, nel momento del bisogno. Senza sussiego, senza inventarsi delle scuse, senza domandare a se stesso se gli conviene e lo meriti e se gli vai ancora bene, viene a te non appena lo chiami. Non ti tradisce mai.”
Oz, Amos. Una storia di amore e di tenebra (Italian Edition) (posizione nel Kindle 5489). Feltrinelli Editore. Edizione del Kindle.

 
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Che cos’ė la filosofia?

Con la filosofia i Greci compiono un atto di forza nei confronti dell’amico, che ora non è più in rapporto con un altro ma con un’entità, con un’Oggettività, con un’Essenza. Amico di Platone, ma ancor più amico della saggezza, del vero o del concetto, Filalete e Teofilo. Il filosofo s’intende di concetti, sa quali sono quelli mal posti, arbitrari o inconsistenti, quelli che non resistono un solo istante, e quali invece sono ben fatti, a testimonianza di una creazione talvolta inquietante o pericolosa.

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