Logos e techne

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Corporeità

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La passione della verità

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LOGICA DEL CORPO

Proposta per l’a.s. 2017/18
classi 4 e 5

Una logica del corpo

Anche quest’anno la Fondazione Nazionale della Danza intende continuare la collaborazione con il Liceo Artistico G. Chierici all’interno del progetto Indizi sul corpo, ideato dalla prof.ssa Mariarosaria Pranzitelli. Quest’anno si vuole proporre il seguente incontro:

Lunedì 27 novembre ore 11.00 in Fonderia39
Lezione teorica di Enrico Pitozzi, filosofo e professore dell’Università di Bologna. https://www.unibo.it/sitoweb/enrico.pitozzi/cv

Coreografia: una logica del corpo
Adottando una prospettiva interdisciplinare, che muove dalla filosofia, dalla storia dell’arte e passa per la fisiologia, il presente intervento focalizza l’attenzione sul ruolo della percezione nella composizione del gesto. Variare il modo di sentire permette di organizzare in modo diverso il movimento. Comporre, per coreografi come William Forsythe, Saburo Teshigawara, Ginette Laurin o Cindy Van Acker, significa stabilire dei rapporti tra i corpi che abitano la scena – che siano essi anatomici, sonori o cromatici – dando loro una forma e una durata. Ogni relazione implica sempre una variazione di scala, un cambio di stato. Analizzandone gli aspetti compositivi e le implicazioni di ordine percettivo, questo intervento intende discutere le diverse logiche del corpo espresse dalla pratica coreografica contemporanea. Ciò che emerge è una concezione inedita del movimento: esso preesiste ai corpi e stabilisce con ognuno di questi una serie di concatenamenti in cui il gesto si prolunga nel suono e questo nella luce, senza soluzione di continuità. A partire da questa semplice equazione scenica si determina la qualità della presenza di un corpo.

La lezione teorica è accompagnata da una breve performance della coreografa e performer Simona Bertozzi. http://simonabertozzi.it/

La durata dell’incontro è di 90 minuti.

Questo incontro è propedeutico alla partecipazione dello spettacolo

Anatomia della Compagnia Simona Bertozzi / Nexus
Anatomia nasce dall’ incontro tra due corpi: uno biologico, l’altro sonoro. È il diagramma dello loro linee di forza, traiettorie e dislocazioni, fenditure nello spazio e forme in cui si dispiega il tempo: rapporti tra velocità e lentezza, questo il modo d’essere dell’anatomia. Anatomia è allora ciò che resta di questo incontro che avviene al limite dell’udibile, sul margine degli occhi, là dove si dispiegano tensioni in un continuo rapporto tattile tra la materia organica e quella sonora. Tagliare, incidere, dissezionare acusticamente il corpo e il suo spazio per far scaturire un’immagine: tale è la potenza, l’urto di questo incontro. Ciò che resta è una scena-paesaggio, una costellazione.
Per coglierne il bagliore irradiante, per sentirne la vibrazione, non basta semplicemente ascoltare o guardare, servono un occhio e un orecchio impossibile.

Lo spettacolo avrà luogo martedì 28 novembre ore 20.30 in Fonderia39.

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Il corpo e le neuroscienze

Per approfondire gli studi segnalo questa intervista:

Pubblicato il 09 giu 2014

Prof. Vittorio Gallese il rapporto tra psicoanalisi e neuroscienze

Assegnazione del PREMIO MUSATTI 2014 da parte della Società Psicoanalitica Italiana a Torino nel corso del Congresso della Società Intervista a cura di Laura Corbelli Riprese e montaggio a cura di Francesco Bollorino.

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Rendere visibile il dolore

immagine scheda libro

Rendere visibile il dolore: la pittura oltre la filosofia. MarcoVozza N. Aragno, 2005.

Offrire visibilità al dolore è la finalità inespressa di quasi tutta la pittura occidentale, qui interpretata in funzione di compensazione rispetto a quella latitanza della tradizione speculativa che aveva indotto Simmel ad esclamarne: «È sorprendente quanto poco del dolore degli uomini sia entrato nella loro filosofia». Mentre la filosofia esibisce teodicee, l’arte rende visibile il dolore: è la tesi che orienta questo saggio di filosofia della pittura, corredato di un esplicito e costante attributo tragico. Se la cognizione del dolore appare come l’impensato della filosofia, dovremo ribaltare ancora una volta la profezia hegeliana relativa alla “morte dell’arte”, poiché – a conclusione della tradizione metafisica di pensiero – troveremo proprio l’arte, capace di ovviare alle inadempienze del pensiero filosofico. L’esposizione alla sofferenza decreta così la fine della filosofia, a causa dell’insolvenza di quel secolare logos che offriva argomenti razionali per giustificare il male e il dolore. La pittura rende visibili gli affetti, le passioni e le sensazioni, le forze cioè che agiscono dietro le quinte delle nostre elaborazioni concettuali, compito che l’arte sembra perseguire al di là della sterile contrapposizione tra astratto e figurativo. Da Grünewald a Bacon, da Holbein a Schiele, da Rembrandt a Cézanne, da Pontormo a Giacometti: in questo libro viene analizzata l’opera di quei pittori che hanno saputo penetrare nel midollo del dolore, coloro per i quali sarebbe apparsa inaccettabile l’affermazione di Matisse secondo la quale la pittura dovrebbe restituirci la sensazione di star seduti comodi in poltrona. Non sarà tuttavia difficile individuare in questa esperienza artistica i segni di una grande salute, di una felicità che nasce consapevolmente dal dolore.

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Sulla danza

Questa galleria contiene 2 immagini.

Negli ultimi anni la danza ha intensificato anche nel nostro paese la sua presenza, sulle scene e fuori di esse, nelle trame dei discorsi più vari; il mondo dell’audiovisivo la riprende con inusitata frequenza, la filma, partecipa alle sue configurazioni … Continua a leggere

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Il silenzio degli intellettuali

2015
“Anche il pensiero conosce migrazioni, esilii, mutamenti, tracolli, fughe e asili. La postura sicura di sé della soluzione è quella di colui che decide, non del pensatore. Ci devono essere certo delle persone che decidono- ci deve essere anche chi sia in grado di criticarli. Ma non bisogna far passare come decisioni possibili vecchi significati che non sappiamo più argomentare – tanto “umanismo” che ” sovranità” o “popolo” o perfino “politica”.

“Altre civiltà ci sono passate. Maya, Ittiti, Micenei, Romani, Mongoli, molti altri hanno vissuto gli orrori della decomposizione e dello smarrimento. Le loro forze profonde hanno subito una metamorfosi. Questi mutamenti sono così ampi e lunghi che non si potranno cogliere che a posteriori. Ma è possibile, è necessario pensare a partire da questo orizzonte o prospettiva.

Il che non impedisce di pensare al presente. Al contrario. Questo offre per esempio ottime ragioni per vedere nei rifugiati dei messaggeri non solo di crisi e di guerra, ma anche e soprattutto di storia, della nostra storia, di quel che accade a noi e spinge noi stessi in una migrazione silenziosa, attiva e vigilante”

J. L. Nancy

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Postproduction

post-produzione

A partire dalla lingua che ci viene imposta (il sistema della produzione), costruiamo le nostre frasi (atti di vita quotidiana), riappropriandoci così di micro-bricolage clandestini, ultima parola della catena produttiva. La produzione diventa quindi “il lessico di una pratica”, cioè la materia intermediaria a partire dalla quale si articolano nuove enunciazioni, invece di rappresentare un qualunque risultato finale. Ciò che conta davvero è ciò che facciamo con gli elementi a nostra disposizione. Dunque siamo affittuari della cultura: la società è un testo la cui legge è la produzione, una legge che i cosiddetti utenti passivi scartano dall’interno grazie alle pratiche della postproduzione. Ogni opera d’arte, suggerisce Michel de Certeau, si può abitare come un appartamento in affitto. Ascoltando musica o leggendo un libro, produciamo nuove materie, diventiamo produttori. Ogni giorno beneficiamo dei vantaggi tecnologici per organizzare questa produzione: controlli a distanza, video, computer, Mp2, strumenti di selezione, di ricomposizione e montaggio… Gli artisti “postproduttori” sono gli operai qualificati di questa riappropriazione culturale.

Nicolas, Bourriaud. Postproduction. Come l’arte riprogramma il mondo (Italian Edition) (posizioni nel Kindle 174-183). Postmedia Books. Edizione del Kindle.

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La POPSOPHIA

“La popsophia significa ritorno all’origine autentica della filosofia prima della sua codificazione accademica oppure rappresenta una vera novità che scaturisce dai cambiamenti veicolati dalla società di massa? Stiamo parlando della necessaria riconfigurazione di una disciplina che deve semplicemente ripensare i suoi presupposti o, rischio ben più grave, di un declino spettacolare sul crinale populistico di argomenti prêt-à-porter? La popsophia, in ultima analisi, produce nuovi paradigmi che articolano la complessità del mondo contemporaneo o si limita a semplificare le domande sempiterne della filosofia rendendole comprensibili a un pubblico di massa?”

La rivista Lo Sguardo.net rivista di filosofia ISSN: 2036-6558 Popsophia: Teoria e pratica di un nuovo genere filosofico n. 16, 2014 (III) a cura di Lucrezia Ercoli approfondisce il tema con vari articoli: LINK

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