Immagine mondo

2015 – Appunti di viaggio
A Praga ho riletto il libro di Agamben “L’Aperto” e poi rientrata a casa mi è arrivato l’ultimo libro di Federico Ferrari. Leggendolo mi sono ritrovata nelle letture più significative di questi anni e ritengo che l’autore, con estrema cura dell’essenziale, abbia mostrato l’esigenza radicale e profonda del nostro tempo. Nessuna essenza, ma solo la pelle delle immagini…il più superficiale è il più profondo. Se qualcosa del nostro mondo è da comprendere è come l’immagine è il nostro sensibile esposto.

“Se l’immagine e non la verità fosse la porta stretta attraverso la quale l’uomo accede all’Aperto? E se la vera differenza ontologica dell’uomo non consistesse né nel suo essere razionale né nella sua capacità di parola, ma nel suo essere welbildend, l’immaginatore di mondi? …Se l’articolazione del pensiero fosse solo l’apertura di un contraccolpo dell’apertura dell’immagine?” p.28 F.F.

FEDERICO FERRARI

“L’insieme vuoto” Per una pragmatica dell’immagine

“…Quel che manca, oggi, non è una modalità di previsione ancora più complessa, capace di prevedere qualunque scenario possibile; quel che ci manca è la capacità di accettare che il mondo sia non solo il luogo del possibile e di tutti i possibili ma anche il luogo dell’impossibile, dell’immagine imprevista. Il mondo non è il creato, secondo causa ed effetto, ma il creatore infinito di immagini.” p43 F.F.

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Come apprende un corpo?

Presentazione del 29 Novembre 2017
ore 18.00 Sala delle colonne
LICEO ARTISTICO GAETANO CHIERICI

Relazione della presentazione
prof.ssa Mariarosaria Pranzitelli

“L’essere come ritmo dei corpi – i corpi come ritmo dell’essere. Il pensiero-in-corpo è ritmico, è spaziamento, battuta che dà il tempo della danza, il passo del mondo.”
J.L. Nancy, Corpus, Cronopio, Napoli 1995, pag. 94

ITINERARIO FILOSOFICO

Wittgenstein ha toccato i limiti del logos, i confini ultimi della logica dell’essere, affermando: “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”.
Molte riflessioni ha aperto questa proposizione di Wittgenstein e sicuramente darà ancora molto da pensare. Sempre Wittgenstein dice: “Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere”.
Di ciò di cui non si può parlare si deve tacere, ma questo può metterci in ascolto  di altri mondi, prospettive e contesti. Là dove la parola fatica ad esprimere un’idea è perché non ha ancora trovato la sua esattezza, ma solo il suo limite.
Attraverso la danza, il progetto Indizi sul corpo ha  tentato di creare l’occasione per i nostri studenti di incontrare altre forme espressive e altri percorsi interdisciplinari che mettono al centro il corpo.
Il corpo è il limite e la possibilità dell’ apprendere. Ma di quale corpo o di quali corpi parliamo? Certamente non di un corpo che è “sapere del corpo”, non un corpo categoriale e sostanziale, non un corpo astratto, non una corporeità generica e rinviante a simboli e significati. Parliamo dell’essere un corpo. Parliamo dell’essere esposto di un corpo e di ogni corpo agli altri corpi.
Nancy ripensa il corpo decostruendo le categorie della metafisica dei corpi, del dualismo cartesiano (*) e della spiritualità dei corpi come corpi astratti o sostanziali.
Per questo anche un altro filosofo come Deleuze ritiene che “c’è un eccesso di sapere che uccide la vita nella filosofia, e aggiunge, che la comprensione non filosofica non si deve considerare insufficiente o provvisoria, è una delle due metà, una dei due ausili. “ Per  Deleuze la ricerca di questi nuovi mezzi di espressione filosofica deve essere perseguita in rapporto con altre arti come il teatro o il cinema” e aggiungo io con la danza.

In effetti c’è un eccesso di sapere che uccide l’apprendimento. Un apprendimento che si rivolge ad una mente e non ad un corpo che apprende. Questo modello di apprendimento è destinato a fallire. Molti dei nostri studenti fanno esperienza di un apprendimento mnemonico, settoriale, ripetitivo e molte volte senza senso. Quel senso che Nancy mette sempre in rapporto al corpo e ai corpi. Al loro esserci, al loro movimento esistenziale ed emotivo. Modale.
Come apprende un corpo? Questa è la domanda alla quale occorre dare una o più risposte. Occorre indagare e modificare tutto ciò che rende impossibile trasmettere il senso dell’apprendere come fonte di piacere e di passione.
Un corpo è passione ed è attraversato da “tonalità emotive”. La “precomprensione” come tonalità emotiva affermava Heidegger. Da questo occorre ripensare l’apprendimento.
Durante le lezioni di danza i nostri studenti hanno osservato e realizzato schizzi dei corpi dei danzatori e delle danzatrici in movimento.
Il movimento di un corpo, il movimento di un pensiero e di un gesto, quali e quante possibili relazioni attivano.

Gli studi e le nuove scoperte neuroscientifiche, vedi neuroni specchio in particolare, permettono molte riflessioni sull’apprendimento e sulle metodologie didattiche da mettere in campo a partire  dalla centralità del corpo. Pensate solo all’importanza dell’imitazione e della ripetizione che viene vissuta in modo empatico e da non confondere con la simpatia. (empatia: vedi lezione di Vittorio Gallese dello scorso anno al Festival della filosofia di Modena).
Così potremmo sostenere con Wittgenstein che “Ogni esperienza è mondo e non ha bisogno del soggetto” (Quaderni, p.192)
Anche per la danza ciò che caratterizza la performance è un movimento che manifesta ed espone uno stile e così accade anche per la filosofia, infatti Deleuze sostiene che “I grandi filosofi sono anche dei grandi stilisti. Lo stile in filosofia è il movimento del concetto.”
Deleuze,  Segni ed eventi, p. 16

Ritroviamo qualcosa di simile anche nelle parole di un grande danzatore:
“Ogni giorno noi perdiamo dei gesti: ogni giorno noi ne ritroviamo e ne ricreiamo.”
Dominique Dupuy, La saggezza del danzatore, p. 83

La danza, i laboratori, gli spettacoli e le prove aperte, sono state l’occasione per i nostri studenti di incontrare altri corpi nell’esercizio dell’apprendere un gesto un movimento, nel ripetere e nell’attraversare una coreografia, un balzo, una caduta.  L’incontro di altri corpi nei quali “riflettersi”, osservarsi e apprendere come un corpo che danza. Tutto questo, quali e quante suggestioni apre?

Imparare ad imparare è attivato quando il contesto muta e si vede un altro “luogo e altri corpi” che apprendono un gesto, una postura e un movimento.
Cosa in particolare apprendono i nostri studenti osservando danzare: Il gesto inutile, cioè non strumentale, non votato ad un risultato. Nella danza è sempre in atto una sospensione dell’utilità del gesto. Un movimento che si fa gesto e si fa dono nella sua esposizione.

Nello spettacolo o nella performance si afferma il qui ed ora di quei corpi, si aprono alla possibilità dell’evento. Tutto avviene perchè quell’evento riesca a stabilire un con-tatto tra spettatore e attore, un con-tatto di stupore, di senso, di piacere, di immaginazione.
C’è molto in uno spettacolo di danza contemporanea, scenografie, quadri musiche…neuroni specchio, studi di percezione, ma non le parole che spiegano, che definiscono, che incasellano il senso in significati uguali per tutti.
La chiave per aprire un senso resta nella performance stessa, resta nei pensieri e nei corpi di chi è spettatore e si espone a sua volta alla possibilità di essere toccato da quell’evento. Il senso, se di senso si tratta, non può che accadere.
Il senso è l’evento stesso. Il qui ed ora del suo sorgere, della sua venuta.

La nostra domanda è stata quella di Nancy: “come giungere a toccare il corpo invece di significarlo o farlo significare” ?

In qualche modo risponde a questa domanda Federico Ferrari: “Pensa alla danza, al modo in cui i danzatori seguono con lo sguardo e con il corpo i gesti del coreografo, fino ad immedesimarsi in essi, fino a sentirli come parte del proprio corpo: ripetendo e imparando a danzare, impariamo un’attitudine. Il gesto delll’arte è l’approssimarsi tangenziale a questa attitudine.
Dunque, disciplinare il tocco, la mano, la vista per arrivare a toccare l’infinita libertà di un gesto che non vuole più significare nulla, ma soltanto essere, fissato ma sempre in potenza nell’opera.”
Federico Ferrari, Sub specie aeternitatis, Arte ed etica, 2008, ed. Diabasis, p.30

“La ripetizione del gesto, per generare dell’irripetibile, deve in qualche modo perdersi – rasentando, talvolta, abissi di di oscurità – per infine ritrovarsi. In questa erranza del gesto l’opera appare e l’arte si compie, mostrando che dell’irripetibile è ancora possibile. Ma appunto l’irripetibile si mostra attraverso la ripetizione. Bisogna aver fatto esperienza della ripetizione per cogliere l’irripetibile. Bisogna aver fatto esperienza del gesto per arrivare allo scarto dell’opera.”
Federico Ferrari, Sub specie aeternitatis, Arte ed etica, 2008, ed. Diabasis, p.35

Attraverso la danza si sperimenta una reale capacità di andare oltre il dualismo corpo e mente e ritrovare quell’armonia che libera dalle costrizioni della corrispondenza. Forse è questo che fa scrivere ad un danzatore come Dupuy: “Non danziamo mai così bene come quando siamo un po’ affaticati; Le nostre risorse attenuate, occorre suscitarne altre, la sensibilitàprofonda entra in gioco.”Dominique Dupuy, La saggezza del danzatore p.43
Non è stato un caso che di recente un coreografo ed un filosofo abbiano dato vita ad una conversazione sulla danza e che entrambi sostengano che la propria esperienza passa anche per quella dell’altro.
Dalla danza al pensiero, una stessa e diversa messa in gioco del corpo, questo luogo dove sorge e sfugge il senso. (Mathilde Monnier – Jean Luc Nancy- Allitterazioni –Conversazioni sulla danza)

CONCLUSIONE

La danza è stata per noi uno degli indizi maggiori del corpo, l’indizio più convincente e consistente del fatto che noi “siamo” anche un corpo, cioè che non “abbiamo” solo un corpo, così come la tradizione maggiore del pensiero occidentale non soltanto ci lascia intendere, ma ci spinge e costringe a pensare.
La danza è una delle tante “ri-velazioni” del corpo e, come in ogni ri-velazione, possiamo e dobbiamo avvertire nel suo movimento che qualcosa è messo a nudo e contemporaneamente velato di nuovo. Il velo che viene tolto al corpo è anche, paradossalmente, quello che nuovamente lo nasconde.
Ciò dipende dal fatto che “noi non sappiamo che cosa può un corpo” (Spinoza) e non lo possiamo sapere perché la sua singolarità plurale resiste e insiste in maniera sorprendente proprio nel gesto della danza. Non lo possiamo sapere nemmeno perché è proprio del sapere pensare al di là della singolarità che un corpo non può fare a meno di esporre. Ma è solo scartando la singolarità che un sapere può divenire tale.
Forse, per questo, il corpo può riguardare solo un non-sapere come la filosofia.
Proprio il corpo costringe la filosofia a quel che è: un non-sapere. Pensare il corpo è un esercizio filosofico quasi indispensabile perché la vita non venga esclusa o aggirata dalla filosofia.
E’ per questo che il pensiero quando pensa il corpo non si rivolge solo all’anatomia, ma anche alla letteratura, alla poesia e ovviamente alla danza. Ecco, la danza es-pone forse meglio ciò che, per dirla con Nancy, ogni pensiero è: un corpo.

“Non ha senso, pertanto, parlare separatamente di corpo e di pensiero, come se potessero sussistere ciascuno per sè, mentre essi non sono che il loro toccarsi reciproco, il contatto della loro effrazione l’uno attraverso l’altro e l’uno nell’altro. Questo contatto è il limite, lo spaziamento dell’esistenza. Tuttavia ha un nome, si chiama “gioia” e “dolore”, o “pena”.”  

Potrebbe apparire singolare questa esigenza della filosofia di ri-velare il corpo in un tempo come quello attuale in cui la sua dimensione spettacolare non smette di esibire corpi, come, forse, non era mai successo prima.
E, tuttavia, i corpi, proprio per questo, vivono in una dimensione separata e ciò si evidenzia anche e specialmente nella questione degli apprendimenti, che si danno in maniera totalmente svincolati dal corpo.
Il paradosso è che la mente nei meta-apprendimenti è spinta a connettere tutto tranne il corpo da cui proviene.
La società della conoscenza insegna proprio ad apprendere senza un corpo. Il dualismo metafisico che attraversa la cultura occidentale non viene smentito nella società della conoscenza, anzi viene portato alle sue estreme conseguenze.
E’ attraverso le competenze che sono richieste nei percorsi scolastici che si rischia di annullare, nell’enfasi posta nella ricerca della prestazione, ogni forma di desiderio. Ora, mi è sembrato, invece, che proprio nella danza la ricerca della prestazione, la stessa performance del danzatore, che è sempre implicata nel suo gesto, non fosse mai slegata anche dalla ricerca dell’espressione. Ecco, separare prestazione ed espressione negli apprendimenti rischia di azzerare nella vita in quanto tale la dimensione desiderante e quindi corporea dell’esserci.
Per evitare di ridurre i nostri studenti a meri viventi che dispongono solo di funzioni cognitive da sviluppare, vorrei concludere con una frase di Aristotele tratta dall’Etica Nicomachea e che potrebbe costituire una traccia da seguire o da tenere a mente anche nei percorsi di insegnamento/apprendimento: “un desiderio che pensa, un pensiero che desidera, questo è un uomo”.

1 – Link alla documentazione

2 – link alla pagina di documentazione: laboratorio di fotografia (in progress)

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Gruppo Arché su FB

Classe 3 D 2015/16
Progetto Arché – Gruppo chiuso su FB per documentare e condividere le principali fasi del progetto

 

 

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Percorsi interdisciplinari 2017/18

Progetto di Filosofia
a.s 2017/18

INDIZI SUL CORPO
Temi per possibili percorsi interdisciplinari e transdisciplinari:

Riferimenti/Partners
PROGETTO DANZA
(associazione)
link al sito
Cinzia Beneventi (responsabile)
Michele Merola e Enrico Morelli (coreografi e danzatori professionali)

I TEATRI: proposte per le scuole
link alle proposte  

LA FONDERIA39
proposte per le scuole link al sito
responsabile didattica Raffaele Filace


3G e 3E
prof. Francesco Costabile – prof.ssa M. Pranzitelli e prof.ssa Jennifer Cataliotti
Filosofia e serie TV (corpo cyborg e realtà virtuali)
Percorso interdisciplinare: lo studio di una serie TV The black mirror e lo studio della filosofia, in particolare Platone.
Articoli per approfondimenti:
1 – Così il cervello ci fa sentire dentro i film
2 – Il cinema visto dai neuroni
3 – The Black mirror
4 – Filosofia e serie TV


4E

FOTOGRAFIA
INDIRIZZO AUDIOVISIVO E MULTIMEDIALE
Prof. Francesco Costabile e prof.ssa M. Pranzitelli
Si organizzeranno alcuni appuntamenti per realizzare un percorso di esercizio e studio fotografico durante durante le prove aperte dei danzatori e danzatrici dell’Aterballetto.
Il prof. Francesco Costabile condurrà i suoi studenti alle prove aperte in FONDERIA39 e organizzerà una mostra fotografica finale.

link pagina documentazione


3E – 3G – 3D – 3C
prof.ssa M. Pranzitelli

Spettacolo
Carmina Burana
Venerdì 27 aprile 2018,ore 11.30
Teatro Cavallerizza
AGORA COACHING PROJECT
con un laboratorio a scuola da concordare la data


CALENDARIO ATTIVITA’
LABORATORI E SPETTACOLI DI DANZA

Per le classi
5D – 5C – 5E – 4D – 4E

Lunedì 27 novembre ore 11.00
in Fonderia39

Lezione teorica di Enrico Pitozzi, filosofo e professore dell’Università di Bologna. https://www.unibo.it/sitoweb/enrico.pitozzi/cv  

Coreografia: una logica del corpo

Adottando una prospettiva interdisciplinare, che muove dalla filosofia, dalla storia dell’arte e passa per la fisiologia, il presente intervento focalizza l’attenzione sul ruolo della percezione nella composizione del gesto. Variare il modo di sentire permette di organizzare in modo diverso il movimento. Comporre, per coreografi come William Forsythe, Saburo Teshigawara, Ginette Laurin o Cindy Van Acker, significa stabilire dei rapporti tra i corpi che abitano la scena – che siano essi anatomici, sonori o cromatici – dando loro una forma e una durata. Ogni relazione implica sempre una variazione di scala, un cambio di stato. Analizzandone gli aspetti compositivi e le implicazioni di ordine percettivo, questo intervento intende discutere le diverse logiche del corpo espresse dalla pratica coreografica contemporanea. Ciò che emerge è una concezione inedita del movimento: esso preesiste ai corpi e stabilisce con ognuno di questi una serie di concatenamenti in cui il gesto si prolunga nel suono e questo nella luce, senza soluzione di continuità. A partire da questa semplice equazione scenica si determina la qualità della presenza di un corpo.

La lezione teorica è accompagnata da una breve performance della coreografa e performer Simona Bertozzi. http://simonabertozzi.it/

Questo incontro è propedeutico alla partecipazione dello spettacolo Anatomia della Compagnia Simona Bertozzi / Nexus: Anatomia nasce dall’incontro tra due corpi: uno biologico, l’altro sonoro. È il diagramma dello loro linee di forza, traiettorie e dislocazioni, fenditure nello spazio e forme in cui si dispiega il tempo: rapporti tra velocità e lentezza, questo il modo d’essere dell’anatomia. Anatomia è allora ciò che resta di questo incontro che avviene al limite dell’udibile, sul margine degli occhi, là dove si dispiegano tensioni in un continuo rapporto tattile tra la materia organica e quella sonora. Tagliare, incidere, dissezionare acusticamente il corpo e il suo spazio per far scaturire un’immagine: tale è la potenza, l’urto di questo incontro. Ciò che resta è una scena-paesaggio, una costellazione. Per coglierne il bagliore irradiante, per sentirne la vibrazione, non basta semplicemente ascoltare o guardare, servono un occhio e un orecchio impossibile.


Per le classi
3E – 3G – 3D – 3C

classe data laboratorio orario luogo
3E
3G
3D
3C

Spettacolo
Carmina Burana
coreografia Michele Merola
Venerdì 27 aprile 2018
ore 11.30
Teatro Cavallerizza
AGORA COACHING PROJECT 
interpreti allievi Corso di Perfezionamento Agora Coaching Project
musica Carl Orff
luci Cristina Spelti
assistente alla coreografia Paolo Lauri

DIDATTICA
laboratori introduttivi
a cura di Cinzia Beneventi
Spettacolo preceduto da laboratorio a scuola. 
Ogni laboratorio sarà concordato preventivamente con le insegnanti anche per quel che riguarda la durata e verrà realizzato a scuola in un ambiente adatto all’attività.
I laboratori saranno condotti e coordinati da Cinzia Beneventi insieme ad alcuni danzatori del Progetto Agora Coaching Project.
Ingresso: euro 10 (comprensivo di ingresso a teatro e laboratorio)
Destinatari: biennio e triennio Durata spettacolo: 40 minuti

LINK ALLA SCHEDA

 

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Postproduzione

“Oggi esiste una querelle tra le varie rappresentazioni dell’arte e quell’immagine ufficiale della realtà propagata dalla pubblicità, che si affida ai media, che organizza un’ideologia ultralight del consumismo e della competizione sociale. Nella vita di ogni giorno incontriamo fiction, rappresentazioni, forme, che nutrono un immaginario collettivo i cui contenuti sono dettati dal potere. L’arte, invece, ci presenta delle contro-immagini, forme che mettono in questione le forme sociali. Davanti a un’economia fantasma – arma assoluta del potere tecno-mercantile – che rende la nostra vita irreale, gli artisti riattivano le forme abitandole, piratando proprietà private e copyright, le marche e i loro prodotti, firme d’autore e forme museali. Se oggi il download di forme (sampling e remake) rappresenta problematiche importanti è perché ci spinge a considerare la cultura globale come una scatola di strumenti, uno spazio narrativo aperto, piuttosto che un discorso univoco o una linea di prodotti industriali. Invece di prostrarsi davanti alle opere del passato gli artisti se ne servono. Così Tiravanija crea un lavoro dentro un’architettura di Philip Johnson, Pierre Huyghe filma una seconda volta Pasolini, pensando che le opere propongono degli scenari e che l’arte è una forma di utilizzo del mondo, un’infinita negoziazione tra punti di vista. Sta a noi spettatori mettere in evidenza queste relazioni, giudicare le opere d’arte in funzione dei rapporti che producono all’interno del contesto specifico nel quale si manifestano. Perché l’arte è un’attività che consiste nel produrre rapporti con il mondo, e materializzare – in una forma o nell’altra – le sue relazioni con lo spazio e col tempo.”

Link alla fonte dell’immagine e dell’approfondimento dell’artista Pierre Huyghe

Nicolas, Bourriaud. Postproduction. Come l’arte riprogramma il mondo (Italian Edition) (posizioni nel Kindle 1171-1184). Postmedia Books. Edizione del Kindle.

 

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Spinoza

Classe 4 D
a.s. 2017/18

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Presentazioni 10 regole

Dal blog DIDATTICARTE di Emanuela Pulvirenti

“La comunicazione avviene quando, oltre al messaggio, passa anche un supplemento di anima”
Henri Bergson

Ecco la nota dolente di tanta didattica digitale: la presentazione! Sappiamo già come motivare la classe allo studio della storia dell’arte, conosciamo come rendere…

Sorgente: I dieci comandamenti per una presentazione perfetta

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Moda

L’ABITO E IL VOLTO – INCONTRO CON PIERO TOSIVisita articolo
(The dress and the face – Portrait of Piero Tosi) – an italian documentary about the greatest italian costume designer Piero Tosi by Francesco Costabile. With Franco Zeffirelli, Franca Valeri, Claudia Cardinale, Charlotte Rampling, Milena Canonero, Gabriella Pescucci, Maurizio MIllenotti e Paolo Virzì.

 

Creatore di abiti indimenticabili (“Il Gattopardo”, “Morte a Venezia”, “Il vizietto”), l’arte di uno dei più riconosciuti costumisti italiani si traduce in una panoramica sulla storia del cinema e del costume. Definito da Franco Zeffirelli come uno degli ultimi superstiti di un mondo che non c’è più, Piero Tosi riassume nel suo lavoro creatività, genio e profonda passione.


Il film della regista Alina Marazzi

Anna Piaggi. Una visionaria nella moda

Di Alina Marazzi. Il mondo della moda, tra la fine degli anni sessanta fino allinizio del 2000, ha avuto un personaggio chiave che ne ha incarnato lo spirito e ne ha raccontato la storia in presa diretta: la giornalista Anna Piaggi, testimone vivente di quella contaminazione tra arte, società e cultura che ha cambiato la moda e ne ha decretato il successo su scala mondiale. Il film ripercorre la storia di questa giornalista d’eccezione toccando le città capitali della moda: Parigi, Londra, Milano, New York e avvalendosi di immagini d’archivio e di testimonianze di alcuni dei più conosciuti stilisti del mondo.

https://www.raiplay.it/video/2017/08/Il-paese–reale-Anna-Piaggi—Una-visionaria-nella-moda-708ed7ae-d5cc-4192-81dd-1ac03c731210.html

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Laboratorio di fotografia

INDIZI SUL CORPO
Documentazione 2017/18

“Il lavoro del danzatore è come il compito paziente
dell’artigiano, incide e scolpisce il corpo nello spazio.”
Nuria Sala Grau

“Là, dove noi siamo, forse non ci sono che riflessi, ombre fluttuanti.”
Jean Luc Nancy

“Scrivere non del corpo, ma il corpo stesso.
Non la corporeità, ma il corpo.
Non i segni, le immagini, le cifre del corpo, ma ancora il corpo.”
Jean Luc Nancy

Classe 4E
28 FEBBRAIO 2018

Le fotografie e le attivtà sono state realizzate all’interno dello spazio della Fonderia39 della compagnia di danza  Aterballetto
Gli studenti hanno fotografato i danzatori di #Aterballetto, mentre provavano Sarabande di Jiří Kylián!

Sono certo che molti aspetti che sto descrivendo riguardo l’origine della coreografia non saranno visibili o comprensibili per molti spettatori, ma si tratta del resto di un fenomeno molto comune.
Non sempre le intenzioni del coreografo sono visibili o udibili per il pubblico, ma questo non dovrebbe mai essere visto come un ostacolo. Dovremmo provare ad accogliere ogni opera d’arte con semplicità, senza mai consentirle di intimidirci.
Dovremmo affrontare l’opera d’arte e permetterle di affrontarci!
Credo che questo “scontro” dovrebbe diventare una sfida per noi tutti, per tentare di trovare anche un minimo spunto che permetta l’identificazione. Noi tutti dovremmo tentare di oltrepassare le barriere per scoprire cosa si cela dietro di esse.
È questa curiosità positiva che ci fa andare avanti e ci fa trovare possibilità inaspettate…”
   Jiří Kylián – L’Aia, ottobre 2012

LABORATORIO DI FOTOGRAFIA

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10 MARZO 2018 – Gli studenti di 3C intervistano gli studenti di 4E
RIELABORAZIONE DELLE FOTOGRAFIE POST-PRODUZIONE

“Il significato è una spazialità confusa messa in cornice”
Kelly

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Il 13  Aprile verrà allestita una mostra delle fotografie in Fonderia in occasione di uno spettacolo serale.
Le foto faranno parte di un contest e verranno votate dal pubblico. Chi otterrà più voti, parteciperà a un workshop con un fotografo all’interno di Fotografia Europea. Durante questo workshop si faranno foto ai danzatori di Aterballetto, foto che saranno esposte all’interno del festival durante la performance della compagnia più volte replicata tra aprile e maggio. Il fotografo che terrà il workshop sceglierà un altro studente meritevole.


Docenti coinvolti:
prof. Francesco Costabile (progettazione multimediale) e prof.ssa M. Pranzitelli (Filosofia)

Referente Fonderia39: dott. Raffaele Filace
(collabora con la Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto, affiancando il settore educational e l’ufficio stampa e comunicazione).


GLI STUDENTI E I  LORO TESTI

1 – Hai incontrato difficoltà nel fotografare danzatori e  danzatrici?
Inizialmente è stato molto difficile relazionarmi con la danza attraverso la fotografia perché mi sono trovato in una situazione estranea e per qualche momento ho avuto paura di non valorizzare pienamente le espressioni dei ballerini attraverso le mie foto.
Successivamente però ho cercato di fotografare gesti particolari e più complessi, per non cadere nella banalità della solita foto che si immagina quando si pensa alla danza.
Infatti ciò che ho voluto rappresentare con le mie foto non è la perfezione artistica della danza, ma più ciò che trasmette il corpo e colpisce il nostro animo.

2 – Qual è l’obiettivo del progetto?
L’obiettivo è incontrare la danza e la filosofia attraverso la fotografia.
La filosofia sta proprio nella comunicazione che intercorre tra i corpi dei ballerini e l’animo umano.
Il compito della fotografia è di  intercettazione  delle emozioni che trasmettono i corpi dei ballerini.
Quindi la finalità del progetto diventa di attenzione e di percezione di questa comunicazione tra corpo e animo con il mezzo della fotografia.

3 – Questa esperienza ti ha arricchito personalmente?
Si, per diversi aspetti.
Innanzitutto sul piano comunicativo, perchè in questa esperienza ho colto il valore espressivo della fotografia.
A livello tecnico, perché questa esperienza è stata una bella palestra per saldare le mie conoscenze fotografiche e metterle in pratica.
di Enrico Belloni

 

L’ESPERIENZA RACCONTATA
da Christian Scaglia

Il progetto “Indizi sul corpo” del 2018 è stato realizzato in collaborazione tra Aterballetto e il Liceo artistico Gaetano Chierici di Reggio Emilia. La prof.ssa M. Pranzitelli, docente di filosofia, ha organizzato questa iniziativa con la nostra classe 4 E indirizzo multimediale e con prof. F. Costabile che ha seguito tutto lo studio e il laboratorio fotografico di produzione e postproduzione.
L’esperienza consisteva nel fotografare i ballerini durante il riscaldamento e le prove artistiche. L’incontro fotografico si è tenuto il 28 febbraio 2018 presso la struttura Fonderia39 sede della compagnia Aterballetto.
La nostra insegnate voleva che riuscissimo a trovare un punto d’incontro tra filosofia e fotografia, o meglio, tra filosofia e la particolare forma espressiva della danza.
Quel giorno abbiamo potuto fondere fotografia e danza; produrre lavori unici, meravigliosi, che, grazie al pensiero filosofico, sono potuti emergere dal nostro inconscio.
Il progetto era già iniziato qualche settimana prima, in classe, con la lettura da parte della professoressa di testi riguardanti indizi sul corpo, di grandi filosofi, per aumentare la nostra sensibilità e poter cogliere ogni gesto che i ballerini avrebbero eseguito.
Il 28 è stato il gran giorno: poter fotografare finalmente i ballerini dal vivo, dopo lo sforzo immaginativo compiuto nelle settimane precedenti. È stata la cosa che mi ha maggiormente entusiasmato poiché, quando fotografo, vengo rapito da ciò che devo immortalare. In quell’istante creo la realtà rappresentativa che lascerò di quell’evento, perché posso racchiudere all’interno dell’inquadratura ciò che me la rappresenta maggiormente, escludendo quello che distoglie l’attenzione dal soggetto.

Il passo successivo è il ritocco fotografico. Con Photoshop posso rendere le foto più vicine alle mie aspettative poiché, con la macchina fotografica ho alcune limitazioni, ma con il programma di fotoritocco ogni cosa diventa fattibile.
L’esperienza non si è però conclusa con la preparazione della foto, infatti con grande sorpresa la professoressa ci ha chiesto di scrivere un testo riguardante l’analisi e il retroscena della foto più rappresentativa del nostro reportage. Questo mi ha consentito di cogliere quegli aspetti che sul campo non avevo avuto modo di afferrare, ma con la successiva analisi a freddo, delle mie foto, ho potuto apprezzare numerosi gesti o simboli che mi erano sfuggiti.
Quando i danzatori hanno iniziato a scaldarsi e ancor più quando hanno mosso i loro passi di danza, sono rimasto entusiasta dalla facilità con cui eseguivano i loro movimenti in maniera perfetta, apparentemente senza alcuno sforzo. Da quel momento il mio obiettivo è stato quello di cercare di immortalare anche questo aspetto.
La difficoltà incontrata durante il servizio fotografico è stata quella di riuscire a cogliere i ballerini mentre stavano eseguendo i loro esercizi in movimento, soprattutto in condizioni di luce scarsa e monotona.
L’aspetto della fotografia che maggiormente mi appassiona è quello di carpire istanti di vita vissuta e non ritrarre soggetti messi in bella posa.
A conclusione del progetto verranno esposti i nostri migliori lavori in una mostra che si terrà presso la sede dell’Aterballetto.

GLI STUDENTI RACCONTANO I LORO SCATTI FOTOGRAFICI

Giorgia govi

Giorgia Govi

La fotografia, ritrae una ballerina intenta ad eseguire un esercizio di riscaldamento.
Il corpo della ragazza è tonico segno della preparazione acquisita nel tempo.
La carnagione chiara, il corpo flessuoso che muove con estrema eleganza, i modi raffinati, la bellezza e l’intensità del suo volto ritraggono al meglio la sua essenza. Leggiadra, bella, intensa: il suo sguardo è serrato, ma si rivela puro, immersa nel suo movimento, facendosi trasportare dal resto dei sensi. Pare come isolata, non curante delle persone che la circondano, troppo presa da se stessa, dalla sua passione che è parte della sua anima.
Il braccio destro poggiato delicatamente sulla barra dà sostegno alla figura e l’arto sinistro posto al di sopra del proprio capo sembra veleggiare, al contempo la gamba tesa viene elegantemente slanciata verso l’alto, la danza si fa movimento e suono mentre la fotografia, nell’attesa di uno scatto, diviene un modo altro d’interpretazione e di racconto di quello stesso istante.

 


Valentina Scala

 Valentina Scala 

Questa foto può avere diversi significati, se dovessi attribuirne uno sceglierei la parola “cadere”, entrambi i corpi, immersi nell’oscuritá danno l’idea di un equilibrio precario, entrambi dipendono l’uno dall’altro, in quanto senza il sostegno reciproco non riuscirebbero a stare in piedi. Le due figure sembrano quasi un unico corpo, un unico sistema perfettamente sincronizzato che con l’utilizzo delle loro braccia e delle loro gambe creano intrecci geometrici che danno un’idea di monumentalitá. La luce, proveniente dalla finestra, riflette i loro corpi creando sfumature e ombre che mettono in risalto i muscoli in tensione delle due ragazze. La prima ragazza volge lo sguardo verso l’alto, come se immaginasse di fluttuare in aria, la seconda invece, osserva il pavimento, assumendo una posizione molto simile a quella di chi sta camminando su una corda. Entrambe danno l’idea di essere due funambole, il loro equilibrio dipende solo dai loro corpi e dal loro andamento. Pur essendo dipendenti l’uno dall’altro, i loro corpi riescono a definirsi per la loro unicitá e al contempo  fondersi grazie alle loro differenze.


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 Chiara Cavandoli

L’attenzione dell’osservatore é rivolta immediatamente ai piedi di una ballerina, che raffigurano la “sofferenza” e le insicurezze della danzatrice, ma anche la sua forza, i suoi successi e le sue gioie.
I piedi sono quindi la parte fondamentale; essi rappresentano l’equilibrio e la forza della ballerina stessa e possono essere considerati come l’essenza. Ad un osservatore esterno non appaiono i travagli e i dolori della ballerina ma solo l’eleganza e la grazia che essa esprime.
Dalla postura si può notare una notevole concentrazione, simbolo di impegno e di volontà nel mettersi in gioco per progredire sempre più. Inoltre l’estrema sicurezza espressa, sta ad indicare l’impegno, il sacrificio e le innumerevoli volte in cui è rimasta in quella posa, probabilmente all’inizio o alla fine di una coreografia. Al pari di una libellula, la ballerina appoggia leggiadra il piede puntato e si prepara a volteggiare dolcemente sulla pista.
Nel pavimento si nota il riflesso dei piedi; a partire da questo, si arriva alla duplicità dell’espressione della ballerina, come due facce della stessa medaglia. Da una parte la riflessione e la sicurezza, dall’altra le crisi e le ansie della danzatrice.


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Beatrice Mascolo

Questo scatto per me ha reso visibile quello che può essere l’amore in varie forme.
L’amore per il proprio corpo: mani che toccano delicatamente. L’apertura dei palmi, così ampi, quasi a voler raggiungere ogni parte del corpo come per dare protezione; lo proteggono dai pregiudizi, dagli incubi...
Tante sono le ossessioni psicologiche che assillano la mente.
Qui è raffigurata una ballerina che per amore della propria passione rischierebbe il proprio corpo. Questo perché spesso la passione divora l’uomo, rischiando di trasformare passione in ossessione. È questo il pericolo di attrarre il proprio corpo verso qualcosa di assoluto.
Comunemente è la testa il luogo che individua il pensiero e la coscienza. In questo scatto ho selezionato solo il corpo senza la testa, per mettere in evidenza che tutto il corpo pensa ed è consapevole del suo sentire.
Nella vita del ballerino, ogni senso è importante, ma il tatto, forse, è il più potente.
Con il tatto, così come il cieco può conoscere, percepire e comunicare, il ballerino può trasmettere quello che la danza rappresenta per lui: leggerezza, tristezza, angoscia, in quanto percepisce l’aria e lo spazio intorno a lui.
Questa leggerezza con la quale la ballerina si sfiora il ventre, è come se volesse proteggere una vita.
D’altro canto, dietro di lei si trova un uomo: la forza che impiega nell’equilibrio del gesto, che si nota attraverso i muscoli, che si percepisce attraverso il piede che mantiene il corpo sospeso in punta, supera i soliti stereotipi dell’immagine della forza di un corpo maschile.
Inoltre, uomo e donna nella foto sono messi a specchio. Perché l’uno è il riflesso dell’altro. In questo scatto il maschile e il femminile si rispecchiano e si completano in una differenza minima, carica di dettagli.


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Elena Bassoli

Un orologio. Un tempo. Un tempo per trasformare un corpo in una forma geometrica. Una geometria che si trasforma. Un corpo che crea. Crea forme attraverso la propria gestualità, le braccia…
Una finestra aperta che mostra quello che si vede, il vissuto, una finestra aperta sul domani, forse. Uno sguardo deciso e sicuro, che incanta.
Come “inquadriamo” trasforma l’apparire della speranza.
Siamo noi la cornice che ritaglia la visione del mondo.

 


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Erika Alessandri

In questo scatto c’è una ricerca della perfezione e del movimento che non deve essere un fine, ma solo un punto di partenza; la danzatrice, infatti, sembra quasi spiccare il volo in cerca di leggerezza e armonia.
Con questo salto sembra voglia entrare in un’altra dimensione e lasciarsi tutto dietro, con tutta la leggerezza dell’essere.
Nel riflesso  vediamo la sua espressione intenta nella ricerca di una perfezione personale ma che, allo stesso tempo, cerca conferme negli sguardi dei suoi spettatori.
Alcune volte la danza cerca proprio di arrivare alla perfezione, ma in realtà la danza dovrebbe essere una cosa più reale, umana; lo specchio in questo caso ci riporta alla realtà perché ci dice come stanno le cose e di conseguenza la perfezione non esiste, noi siamo umani, imperfetti.
La danza è arte.
Infine, la danza è come la creazione di una scultura, visibile solo per un momento.
E’ possibile catturare l’attimo di quella forma solo attraverso uno scatto fotografico  e fermarlo per sempre.


 

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Enrico Belloni

“Il Ruggito”

L’urlo è un veicolo di emozioni che trasmette tendenzialmente  il desiderio di eliminare qualcosa. La mia fotografia immortala infatti l’urlo liberatorio di un ballerino che con tutta la sua potenza cerca di farlo arrivare fino a noi.
L’uomo illuminato da una luce proveniente dall’alto, quasi divina, è immerso nell’oscurità, ciò che si crea è un gioco di luci e ombre tra bene e male che tentano l’uomo al centro della scena.
L’uomo per non farsi prendere dall’oscurità e quindi da tutti quegli elementi che tentano il genere umano e che lo portano nel peccato, inizia ad urlare intensamente come se non volesse ascoltare le continue voci maligne che propone il suo animo.
I muscoli tesi, le braccia aperte, il petto all’infuori, le corde vocali contratte, ci fanno capire la difficoltà che alcune volte abbiamo nell’esternare tutte le nostre emozioni, mettendoci quindi a nudo e allo scoperto davanti agli occhi degli altri.
Nello stesso tempo però compiendo questo gesto, il ballerino, risulta imponente, coraggioso, al di sopra di ogni cosa, come se nulla potesse distruggerlo, proclamando così la supremazia del suo genere come un leone che con il suo ruggito zittisce l’intera savana.
La bellezza di questa foto sta proprio nella sua spontaneità, infatti descrive molto bene la natura dell’uomo in quanto creatura divina che per farsi sentire dal suo creatore deve urlare.
Urla per l’ingiustizie di ogni giorni, per le stragi, per il dolore, per rimpiangere ciò che non ha fatto, per la sua stupidaggine, ma anche per esprimere la sua immensa voglia di libertà e di espressione.
Ciò che non riesce a spiegarsi è proprio perché in alcune situazioni la presenza divina, che tanto viene proclamata dalle religioni, nei momenti del bisogno non si fa sentire, e tutta questa rabbia viene immagazzinata insieme alle miriadi di emozioni che turbano il nostro animo in questo urlo.

 


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Giovanni Fabbi

I due ballerini impegnati in una delle loro rappresentazioni, fotografati in uno dei momenti  piu’ intensi del balletto. Sembrano verosimilmente un quadro dove in primo piano son ben distinte e “grandi” le figure, sullo sfondo fa da cornice un grande specchio che esalta ancora di piu’ la loro figura rendendoli piu’ maestosi e imponenti. In secondo piano riflesse si intravedono le sagome degli spettatori e si distinguono altri 3 ballerini.
I ballerini   piu’ “grandi” sono entrambi vestiti di scuro e hanno lo sguardo concentrato e impegnato a tenere il ritmo e la coordinazione, mentre quelli piu’ “ piccoli” e un po’ sfocati sono comunque vestiti di scuro ma i loro visi non si vedono, perché ripiegati su se stessi. La foto è stata scattata a Fonderia 39, sede della Fondazione Nazionale della Danza Compagnia Aterballetto, inaugurata nel 2004 e nata dal recupero architettonico di una fonderia che faceva parte del complesso della Lombardini Motori. Lo spazio principale e’ appunto la grande sala prove dove la Compagnia svolge la sua attività. La cosa particolare della Fonderia, essendoci stato in momenti diversi, è che di giorno è molto luminosa e di sera molto affascinante e quasi misteriosa. Quel giorno fuori c’era il sole e all’interno si vedeva benissimo in quanto molto luminoso e i suoi raggi  sono ben visibili sia sul pavimento che sullo sfondo.
Si intuisce il delicato equilibrio tra perfezione, bellezza  e senso di collaborazione dei ballerini, sono sempre belli  ed espressivi e sembrano a tratti delle farfalle. Il ballo è poesia, ballare e’ come in un certo senso, lottare contro tutti e tutto ed esprimere con  il proprio corpo tutto ciò che appartiene anche all’anima. Cosa che per altro, chi non balla,  non capisce. Questa foto dà un senso di piacere estetico, dinamico ed emozionale. Danzare significa impegnare corpo, cuore e spirito ed è come parlare in silenzio.
Danzare è anche disciplina, lavoro insegnamento ma soprattutto comunicazione, il corpo comunica veramente tanto e non solo con il volto. La foto esprime l’arte del balletto in tutta la sua maestosità e rende bene l’idea che il ballo, come tante altre forme di comunicazione, è vita, è allegria, è spensieratezza, è concentrazione …insomma piace anche a chi proprio di ballare non ci pensa minimamente.

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Mara Messori

La foto rappresenta il focus dei piedi di una ragazza dell’aterballetto che esegue un preciso esercizio durante le sue prove di danza.
La danza è anch’essa una forma d’arte e come tale deve essere rispettata.
Certamente la danza è un’esperienza di movimento nata da emozioni e idee che produce idee ed emozioni, un linguaggio non verbale che innesca un dialogo tra il nostro “dentro” e il “fuori”. Questo avviene perchè è un’attività che coinvolge il corpo, il cuore, lo spirito e il cervello, attivando globalmente la parte fisica, mentale ed emotiva della ballerina.
Quando ho scattato questa foto, mentre guardavo la ballerina danzare sul pavimento graffiato e impolverato della Fonderia39, ho pensato: “potrei passare una vita a provarci ma non sarei mai capace di avere quella leggerezza che ha lei.”
I suoi movimenti sono lenti e delicati come un piuma, infatti, guardando la sua mano si può vedere il movimento delicato che compie, quasi come se avesse appena accarezzato l’aria.
La danza non è solo studio tecnico o coreografico, ma è anche conoscenza del proprio corpo e consapevolezza di come attivare in modo corretto i propri muscoli per una struttura fisica ottimale.
Nella foto seguente i pantaloni, comodi ma allo stesso tempo abbastanza aderenti che la ragazza indossa, lasciano in mostra l’asciutta muscolatura della donna.
Si capisce appunto che è una danzatrice molto allenata dagli evidenti muscoli dei polpacci, frutto di intensi  e duri allenamenti eseguiti nel corso degli anni.
La gamba è tesa mentre il collo del piede viene flesso con eleganza ed estrema precisione durante lo svolgimento dell’esercizio.
Le scarpette rosa carne che indossa le coprono i piedi, mettendo in risalto le caviglie e il collo del piede.
La luce calda del sole che filtra dalle poche finestre del soffitto illumina di profilo gli arti della ballerina, come se la accarezzasse con un’infinita dolcezza, rendendo l’immagine ancora più femminile e delicata.
Essa rappresenta tutti i successi della ballerina, però allo stesso tempo è in estremo contrasto con l’ombra cupa che invece si riflette sul pavimento.
Questa si può definire come il lato ‘scuro’ della ballerina, e rappresenta tutte le difficoltà, le fatiche e le sofferenze che ha dovuto subire ed affrontare durante il suo percorso di crescita, che l’ha portata ad essere la danzatrice che è oggi.
Dove c’è luce deve esserci l’ombra, e dove c’è l’ombra deve esserci luce. Non esiste ombra senza luce, né luce senza ombra.
Non si può diventare un’ottima ballerina senza prima allenarsi duramente, affrontare le difficoltà, sudare e faticare senza mai arrendersi.
Credo che la ragazza nella foto sia proprio un esempio di tutto questo, e la dimostrazione che se nella vita ci si impegna, si possono raggiungere grandi livelli.

 


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Matteo Dorsi

Nonostante ad una prima occhiata la fotografia possa risultare cupa e per certi versi anche un po’ tetra, osservandola attentamente si riescono a cogliere dettagli familiari che ci permettono di riconoscere, all’interno di questo spazio scuro e apparentemente senza una fine, una figura principale, un Corpo.
Un corpo che per quanto sia reso in maniera statica ed incompleta è comunque dotato degli elementi fondamentali per permettere a noi che lo osserviamo di riconoscerne diversi caratteri, che possono saltare all’occhio in maniera differente per ognuno di noi, poiché il linguaggio del corpo è un mezzo di comunicazione fondamentale che spesso può raccontare di più delle parole.
Riusciamo ad intuire la posizione delle membra, invisibili a causa della scarsa quantità di luce ma distinguibili nel complesso grazie agli elementi “riconoscibili” e grazie al riflesso sulla pavimentazione. Ci risulta invece impossibile ricavare dal soggetto l’espressione del volto che ci lascia dunque perplessi sullo status del nostro soggetto; noi sappiamo che si sta esibendo e che quindi sarà probabilmente affaticato, ma per chi non sa di cosa tratta la fotografia potrebbe non dare assolutamente l’impressione che stia faticando ma che anzi si stia riposando.

 


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Maurizio Morini

È un movimento che regala immagini di incertezza e insicurezza.
Inquadrando diversi corpi che sono in movimento ho avuto l’impressione che formassero un unico corpo e un unico mondo.
Mentre scattavo provavo diverse sensazioni come, ad esempio, la voglia di entrare nel corpo dei ballerini, per esprimere e sentire le loro emozioni.
Il braccio sinistro teso rappresenta la ricerca di qualcosa di indefinito e al tempo stesso preciso come quello di un funambolo che oscilla per trovare un centro e un andatura lieve.
I movimenti dei due corpi li percepisco come la sofferenza del moto continuo, un moto uniforme che non si arresta mai.

 


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Giada Fusaroli

A torso nudo, con le braccia alzate, le mani appoggiate sul collo, la testa rivolta verso l’alto e le gambe divaricate, il danzatore tende a contrarre i muscoli assumendo una posizione innaturale: sembra quasi che il ballerino, stringendo le sue mani al collo non riesca a fare emergere una parte di sé.
L’immagine però non ti permette di cogliere i tratti del volto e  il suo sguardo; con la testa rivolta verso il cielo provoca un’idea di speranza nell’osservatore.
D’un tratto avvertiamo che questo corpo, che ha un’aria di maestosità per la sua posizione, sottolinea l’amore passionale ed esclusivo per la danza.
Alle sue spalle possiamo immergerci in uno spazio nel quale si sprigiona un forte contrasto di luci e di ombre, uno spazio saturo di sacrifici, fatica e passione.
Ogni ballerino esprime e presenta se stesso attraverso il proprio corpo, unico.


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CHRISTIAN SCAGLIA

AL DI LA’

La ballerina si ferma come in una fotografia e in un attimo, per dono, guarda con occhi nuovi, come se quella posizione, le avesse conferito il privilegio di vedere per un momento oltre la realtà conosciuta. E vede sullo sfondo, tramite il riflesso di uno specchio, l’umanità distratta, indifferente al suo gesto carico d’amore e il suo cuore si ferma. Un secondo, forse due, un’eternità per la sua dedizione.
Ogni suo muscolo è teso nella ricerca della perfezione del suo gesto, per ottenere la maggior armonia possibile.
Cerca allora con affanno una risposta, il perché di tanta incredibile leggerezza dell’uomo di fronte al sacrificio. Le viene in soccorso la lucentezza irregolare del pavimento di fronte a lei.
Quel materiale lucido, posato in modo da non riuscire a riprodurre fedelmente la realtà, diventa immagine della nostra mente. Quella mente, quella ragione tanto adulata, che tuttavia crea una rappresentazione soggettiva, distorta, parziale e incoerente del mondo. Allora si protende in alto, alla ricerca del cielo e non si fa rinchiudere dai margini umani.  La sua figura, chiara e luminosa, si staglia sullo sfondo nero e monocromo, come per dar luce e colore al mondo.   Al contrario,  dalla   vita   in   giù   è  ancora immersa e trattenuta in quella follia mondana.
La sua figura si slancia quasi a creare un ponte tra il divino e l’umano.
Vede l’area di appartenenza, non scelta ma imposta, come i geni determinano il colore degli occhi, che traccia il confine, il perimetro all’interno del quale le proprie conoscenze hanno un enorme peso, ma oltre c’è un mondo da scoprire. Imposta da chi?
Dall’ambiente, dai genitori, dal contesto culturale nel quale da quando nasciamo siamo circondati, quasi sopraffatti, e che ci racchiude, volenti o nolenti, nel nostro, spesso inconsapevole, recinto di appartenenza.
Poi tutto è conseguenza, la mente ci inganna come quel pavimento, che rispecchia in modo imperfetto, lasciando intendere fluidità inesistenti.
Infine, l’attimo di angoscia della ballerina si stempera nel riflesso luminoso del finestrone; ecco accorgersi della luce che traspare. Così, con un ultimo sforzo, con nuova speranza e rinnovata sicurezza, conclude il gesto, certa che qualcuno ci guarda e ci sostiene sempre, anche se a volte, chiusi nei nostri schemi e nelle nostre difficoltà quotidiane, non riusciamo a sentirlo.


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Eleonora Mazzini

Ecco come un corpo può rompere i limiti della gravità per una frazione di secondo e come la fotografia riesce a cogliere il preciso istante e lasciarlo impresso per sempre. Attraverso la danza il corpo può esprimere al meglio le proprie emozioni e i propri sentimenti ed è proprio questa capacità che a volte può essere positiva, ma altre volte negativa. La mente controlla il corpo. Se si sanno gestire le proprie emozioni, allora quelle felici guideranno il nostro corpo, ma se la negatività prenderà il sopravvento, allora non ci sarà più alcun controllo. La danza è liberazione, ma anche la capacità di unire la leggerezza del corpo alla potenza della mente per esprimere tutto il proprio essere. In tal modo l’uomo riesce a scoprire al meglio se stesso, le proprie capacità e i propri limiti per poi superarli e fare sempre meglio fino a raggiungere la felicità. In questa fotografia è come se la ballerina volesse elevare la sua anima oltre che il suo corpo e liberarsi da tutte le pesantezze attraverso una combinazione fra grazia, eleganza, forza, velocità ed equilibrio che esprime uno stato dell’anima attraverso il movimento del corpo. La gravità è la tendenza dei corpi a cadere al suolo, dovuta dall’attrazione che la terra esercita su di essi, ma in questo istante la ballerina è come se volesse rompere questa regola. Questa foto non vuole solo raccontare un salto ma anche quello che la ballerina ha provato mentre lo compiva, si può vedere come la ragazza si senta libera e attraverso questo gesto voglia far uscire il meglio di se pur essendo a conoscenza dei propri limiti. Ogni essere umano, infatti, ha dei limiti dettati dal proprio corpo ma l’anima ne è priva, col pensiero possiamo viaggiare ovunque ma ci manca la capacità fisica per farlo. Infatti è come se l’anima della ballerina volesse spiccare il volo e rimanere per sempre sospesa in quel salto liberatorio, ma i suoi limiti la costringono a non elevarsi più di così e ad un certo punto, cadere.


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LA MOSTRA Fotografica

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