Umano troppo umano – Il viandante e la sua ombra

f1d16d54b0e7b4a6e9697dc828342267_w600_h_mw_mh_cs_cx_cy“291. Accortezza degli spiriti liberi. — Uomini di sentimenti liberi, che vivono solo della conoscenza, si troveranno presto ad aver raggiunto lo scopo esteriore della loro vita, la posizione definitiva nei confronti della società e dello Stato, e si sentiranno ad esempio ben soddisfatti di una piccola carica o di una sostanza che basti appunto a vivere; infatti essi regoleranno la propria esistenza in modo che nessun grande mutamento dei beni esterni né alcun sovvertimento dell’ordine politico possano coinvolgere la loro vita. In tutte queste cose essi spendono la minore energia possibile, per potersi immergere, con tutta la forza così risparmiata, e per così dire con un lungo respiro, nell’elemento del conoscere. Così possono sperare di immergersi in profondità e di guardare anche sul fondo. Di un avvenimento, un tale spirito prenderà solo un lembo: non ama le cose in tutta l’ampiezza e prolissità delle loro pieghe, poiché non vuole lasciarsene coinvolgere. Anch’egli conosce i giorni feriali della mancanza di libertà, della dipendenza, dell’asservimento. Ma di tempo in tempo deve giungere anche per lui una domenica di libertà, altrimenti non sopporterà la vita. È possibile che anche il suo amore per gli uomini sia cauto e di breve respiro, perché egli vuole abbandonarsi al mondo delle inclinazioni e della cecità solo quel tanto necessario al fine della conoscenza. Deve confidare che il genio della giustizia dirà qualcosa a favore del suo discepolo e protetto, se voci accusatrici dovessero chiamarlo privo d’amore. C’è, nel suo modo di vivere e di pensare, un raffinato eroismo, che disdegna di offrirsi alla grande ammirazione delle masse, come fa il suo più rozzo fratello, e suole andare silenzioso per il mondo e via dal mondo. Quali che siano i labirinti che attraversa, gli scogli tra i quali si è talvolta tormentato il suo corso, se torna alla luce prosegue chiaro, lieve e quasi senza rumore per la sua via, e lascia che la luce del sole giochi sin nel suo profondo.”

Umano, troppo umano. Un libro per spiriti liberi (1878-80)

Volume Primo
Prefazione
Parte prima. Delle prime e ultime cose
Parte seconda. Per la storia dei sentimenti morali
Parte terza. La vita religiosa
Parte quinta. Sintomi di cultura superiore e inferiore
Parte settima. La donna e il bambino
Parte ottava. Uno sguardo allo Stato

Volume Secondo
Prefazione
Parte prima. Opinioni e detti diversi
Parte seconda. Il viandante e la sua ombra

Note ed evidenziazioni di Umano, troppo umano (eNewton Classici) (Italian Edition)- Nietzsche, Friedrich W. (KINDLE)

Posizione 830

A noi esseri organici, in origine, di una cosa non interessa altro se non il suo rapporto con noi in relazione al piacere o al dolore. Tra i momenti in cui diveniamo consapevoli di questo rapporto, gli stati del sentire, stanno quelli della quiete , del non sentire: allora il mondo e tutte le cose ci sono indifferenti, in essi non notiamo cambiamento alcuno (come, ancor oggi, un uomo fortemente interessato a qualcosa non si accorge che qualcuno gli passa accanto).

Posizione 861

Un livello, certo molto alto, di cultura è raggiunto quando l’uomo supera le idee e le paure superstiziose e religiose e, ad esempio, non crede più ai cari angioletti o al peccato originale, e ha disimparato anche a parlare di salvezza delle anime: giunto a questo grado di liberazione, egli deve ancora superare, con grandissimo sforzo della sua riflessione, la metafisica . Poi i più illuminati arrivano solo a liberarsi dalla metafisica e a guardare ad essa con superiorità: mentre anche qui, come all’ippodromo, è pur necessario girare al termine della pista.

Posizione 943

Senza dubbio uno dei maggiori e inestimabili vantaggi che ricaviamo da Schopenhauer è che egli costringe il nostro modo di sentire a tornare momentaneamente a più antiche e potenti concezioni dei mondo e dell’uomo, alle quali altrimenti nessun sentiero ci condurrebbe tanto facilmente.

Posizione 987

Le deduzioni erronee più diffuse tra gli uomini sono queste: una cosa esiste, quindi ha un suo diritto.

Posizione 997

Tra le cose che possono portare un pensatore alla disperazione, c’è la constatazione che all’uomo l’illogicità è necessaria, e che da essa può derivare molto bene .

Posizione 1001

Anche l’uomo più ragionevole ha bisogno, di tempo in tempo, di un ritorno alla natura, cioè alla sua illogica posizione fondamentale verso tutte le cose .

Posizione 1011

— Infatti il senso di attrazione , come pure quello di repulsione, sono connessi a un apprezzamento. L’impulso che spinge verso qualcosa o lontano da qualcosa, privo del sentimento di volere quanto è giovevole e di evitare quanto è dannoso, un impulso senza una sorta di apprezzamento conoscitivo sul valore dello scopo, nell’uomo non esiste. Noi siamo sin dall’inizio esseri illogici e pertanto ingiusti, e possiamo riconoscerlo : questa è una delle più grandi e irresolubili disarmonie dell’esistenza.

PARTE SECONDA
Per la storia dei sentimenti morali

Posizione 1155

L’uomo prova rimpianto e rimorso perché si considera libero, non perché lo sia.

Posizione 1162

La bestia che è in noi vuol essere ingannata; la morale è la menzogna necessaria perché essa non ci sbrani.

Posizione 1178

«Immorale » significa dunque che uno non è ancora sensibile, o non lo è abbastanza, ai motivi superiori, più sottili e spirituali, che ogni nuova cultura porta di volta in volta con sé: indica chi è rimasto indietro, ma sempre solo in base a una differenza di grado.

PARTE SESTA
L’uomo nel rapporto con gli altri

Posizione 3816

Grazie . — A un animo delicato pesa il sapere qualcuno tenuto a dirgli grazie; a un animo rozzo pesa il sapersi obbligato a dir grazie a qualcuno .

PARTE NONA
L’uomo solo con se stesso

Posizione 4981

Quanto l’uomo possa espandersi con la sua conoscenza e apparirsi obiettivo, alla fine non ne ricaverà altro che la propria biografia.

Posizione 4997

Chi pensa profondamente sa di aver sempre torto, comunque agisca e giudichi .

Posizione 5024

Chi pensa molto, e in modo obiettivo, dimentica facilmente le sue esperienze personali, ma non i pensieri che queste han suscitato.

Posizione 5383

Il bisogno ci costringe al lavoro, con i proventi del quale noi soddisfacciamo il bisogno; il continuo insorgere dei bisogni fa sì che ci abituiamo al lavoro. Ma nei momenti di pausa in cui i bisogni sono soddisfatti e per così dire dormono, ci assale la noia . Che cos’è questa? È l’abitudine al lavoro in genere, che ora si impone come nuovo bisogno e va ad aggiungersi agli altri;

Posizione 5388

Chi è stanco del gioco e non è spinto a lavorare da nuovi bisogni, è talvolta assalito dal desiderio di una terza condizione, che stia al gioco come il librarsi al danzare , come il danzare al camminare — di beato e tranquillo esser mossi: è la visione che artisti e filosofi hanno della felicità.

Posizione 5392

Quel che si impara dai ritratti. — A osservare una serie di ritratti di se stessi, dai tempi dell’ultima fanciullezza sino a quelli della maturità, si scopre con piacevole sorpresa che l’uomo assomiglia più al fanciullo che all’adolescente: che dunque probabilmente, in corrispondenza con questo fatto, è subentrata nel frattempo una temporanea alienazione del carattere fondamentale, che è stata poi riassorbita dalla forza complessiva accumulata dall’uomo. A questa constatazione corrisponde l’altra, secondo cui tutti i forti influssi delle passioni, dei maestri, degli avvenimenti politici , che nell’età giovanile ci spingono in varie direzioni, appaiono più tardi ricondotti a una misura fissa: certamente essi continuano a vivere e ad operare in noi, ma il sentimento e l’opinione fondamentali hanno tuttavia il predominio e li utilizzano sì come fonti di energia, ma non più come regolatori, come accade a vent’anni. Così, anche il pensiero e il sentimento dell’uomo appaiono di nuovo più conformi a quelli della sua infanzia — e questo fatto interiore si manifesta in quello esteriore di cui dicevamo.

618 . Avere spirito filosofico . — Di solito ci si sforza di acquisire , per tutte le situazioni e gli avvenimenti della vita , un solo atteggiamento dell’animo , un solo genere di idee — e questo vien detto avere uno spirito eminentemente filosofico. Ma, per l’arricchimento della conoscenza, può avere più valore non uniformarsi a quel modo , ma ascoltare la voce sommessa delle diverse situazioni della vita: esse portano con sé le loro proprie idee. Così, non considerandosi come individui unici, rigidi e invariabili, si partecipa in modo conoscitivo alla vita e all’essere di molti.

621 . Amore come accorgimento . — Chi vuole veramente conoscere qualcosa di nuovo (un uomo, un fatto, un libro), farà bene ad accoglierlo con tutto l’amore possibile, a distogliere rapidamente lo sguardo da tutto quanto in esso gli sembri ostile, urtante, falso, anzi a dimenticarlo: così da dare, per esempio all’autore di un libro, il massimo vantaggio e addirittura desiderare col cuore che batte che, come in una gara, egli giunga alla meta. Così facendo si penetra fino al cuore, fino al punto motore di quella cosa nuova: e ciò significa appunto conoscerla . Arrivati a ciò, l’intelletto farà poi le sue restrizioni; quella sopravvalutazione, quel momentaneo arresto del pendolo critico erano appunto solo l’accorgimento per carpire l’anima di una cosa.

627 . Vita ed esperienze. — Se si osserva come taluni sanno servirsi delle loro esperienze vissute — delle loro insignificanti, quotidiane esperienze vissute — tanto che queste diventano un campo che fruttifica tre volte l’anno; mentre altri — e quanti ! — pur travolti dai marosi delle vicende più eccitanti, delle più molteplici correnti di tempo e di popolo, rimangono sempre leggeri, sempre a galla, come sughero: alla fine si è tentati di suddividere l’umanità in una minoranza ( « minimanza » ) di persone capaci di trar molto dal poco, e in una maggioranza di coloro che col molto sanno fare poco; anzi ci si imbatte in quegli stregoni alla rovescia i quali, invece di creare il mondo dal nulla, del mondo fanno un nulla.

638 . Il viandante. — Chi sia giunto anche solo relativamente alla libertà della ragione, sulla terra non può sentirsi altro che un viandante, — anche se non un viaggiatore diretto verso un’ultima meta, che non c’è. Ma egli ben vuole guardare, e tener gli occhi aperti su tutto quel che veramente accade nel mondo; per questo non gli è consentito unire troppo strettamente il suo cuore a nessuna cosa particolare; dev’esserci in lui stesso qualcosa di nomade, che gioisca del mutamento e della provvisorietà. Certo , per un tale uomo giungeranno cattive notti , in cui sarà stanco e troverà chiusa la porta della città che dovrebbe offrirgli riposo; e forse , oltre a ciò, il deserto giungerà sino a quella porta, come in Oriente, e gli animali da preda urleranno ora lontano ora vicino, e si leverà un forte vento, e i ladri gli ruberanno le bestie da tiro. Allora la notte terribile calerà per lui sul deserto come un secondo deserto, e il suo cuore sarà stanco di peregrinare. Ma quando si leverà il sole del mattino, rosseggiante come una divinità della collera, la città si aprirà, e nel volto degli abitanti egli vedrà forse ancor più deserto, sporcizia, inganno, insicurezza che davanti alle porte — e il giorno sarà quasi peggiore della notte. Questo potrà ben succedere una volta al viandante; ma poi giungeranno a ricompensarlo i gioiosi mattini di altri paesi e di altri giorni, in cui già nel grigiore della luce egli vedrà passar danzando accanto a sé, nella nebbia dei monti, gli sciami delle Muse, e in cui poi, quando silenzioso, nell’armonia mattutina dell’anima, egli passeggerà sotto gli alberi, dalle vette e dai recessi delle fronde gli cadranno intorno solo cose belle e chiare, dono di tutti quegli spiriti liberi che stanno sul monte, nel bosco e nella solitudine e che , come lui , nel loro modo ora gioioso ora meditabondo, sono viandanti e filosofi. Nati dai misteri dell’alba, essi meditano come mai il giorno possa avere, tra il decimo e il dodicesimo tocco, un volto così puro, così trasparente, così serenamente radioso: — essi cercano la filosofia del mattino.

Tra amici
Un epilogo

Posizione 5647

1 . È bello tacere insieme, Più bello, ridere insieme, — Sotto il lenzuolo di seta del cielo, Appoggiati al muschio e al faggio Ridere bene e forte con gli amici Scoprendo i denti bianchi. Se ho fatto bene, meglio tacere; Se ho fatto male — meglio ridere E fare sempre peggio, Fare peggio , rider peggio , Sinché non scenderemo nella fossa. Amici! Sì! Così deve andare? — Amen! E arrivederci!

2 . Nessuna scusa! Nessun perdono! Concedete voi lieti, voi liberi di cuore A questo libro irragionevole Orecchio, cuore e asilo ! Credetemi, amici , non a maledizione Si volse per me la mia irragionevolezza! Quel che io trovo, quel che io cerco — È mai stato in qualche libro? Onorate in me la corporazione dei matti ! Imparate da questo libro per matti Come la ragione venga — « alla ragione » ! Allora, amici, così deve andare? — Amen ! E arrivederci !

PARTE PRIMA Opinioni e detti diversi

Posizione 5823

Contro i sognatori. — Il sognatore rinnega la verità di fronte a sé, il bugiardo solo davanti agli altri.

12 . Zaino dei metafisici . — A tutti quelli che fanno gran vanto della scientificità della loro metafìsici, non si deve rispondere per niente; basta tirarli per il fagotto che, con qualche timidezza, tengon nascosto dietro le spalle; se si riesce ad aprirlo, vengono alla luce , con loro vergogna, i risultati di quella scientificità: un piccolo caro signoriddio, una graziosa immortalità, forse un po ‘ di spiritismo e in ogni caso tutto un intricato mucchio di miseria da poveri peccatori e di albagia farisaica.

Posizione 5895

La verità non vuol altro dio all’infuori di sé. — La fede nella verità comincia con il dubbio in tutte le « verità » credute sino a quel momento.

Posizione 6229

Amore e dualità. — Che altro è l’amore, se non comprendere e gioire del fatto che un altro viva, agisca e senta in modo diverso e opposto al nostro? L’amore, per travalicare i contrasti attraverso la gioia, non deve toglierli né negarli. — Persino l’amore verso se stessi contiene come presupposto la non mescolabile dualità (o molteplicità) in una stessa persona.

81 . Filosofia del parvenu. — Se per una volta si vuol essere una persona, bisogna onorare anche la propria ombra .

83 . Lasciarsi andare. — Quanto più uno si lascia andare, tanto meno lo lasciano andare gli altri .

140 . Tener la bocca chiusa. — L’autore deve chiuder la bocca, quando la apre la sua opera .

153 . « Un buon libro vuole tempo » . — Ogni buon libro sa d’acerbo quando appare : ha il difetto della novità . Inoltre lo danneggia il fatto che il suo autore viva, qualora sia noto e si senta parlare di lui: infatti tutti sogliono scambiare l’autore con la sua opera. Quanto in essa c’è di spirito, di dolcezza e di dorato splendore può svilupparsi solo con gli anni, sotto le cure di un’ammirazione che cresce, invecchia e da ultimo viene tramandata. Molte ore debbono passarci sopra , e molti ragni tesservi la loro tela . I buoni lettori rendono un libro sempre migliore , e i buoni avversari lo chiariscono .

158 . Poco e senza amore . — Ogni buon libro è scritto per un determinato lettore e la sua indole , e appunto per questo viene guardato sfavorevolmente da tutti gli altri lettori , che sono i più : pertanto la sua fama poggia su una base esile e può esser costruita solo lentamente . — Il libro mediocre e cattivo lo è appunto perché cerca di piacere, e piace, a molti.

174 . Contro l’arte delle opere d’arte . — L’arte deve innanzitutto e in primo luogo abbellire la vita, rendere dunque noi stessi sopportabili e possibilmente piacevoli per gli altri: avendo presente questo compito, essa ci modera e ci tiene a freno , crea le forme del rapporto sociale , vincola gli ineducati alle leggi della decenza , della pulizia , della cortesia , del parlare e del tacere al tempo giusto . Poi l’arte deve nascondere o re – interpretare il brutto , quelle cose sgradevoli , orribili e ripugnanti che , nonostante ogni sforzo , proromperanno sempre di nuovo conformemente all’origine della natura umana : così essa deve operare soprattutto nei confronti delle passioni e dei dolori e angosce dello spirito , e lasciar intravvedere l’elemento significativo di ciò che è inevitabilmente o irreparabilmente brutto . Di fronte a questo grande , anzi grandissimo compito dell’arte , la cosiddetta arte vera e propria , quella delle opere d’arte, è solo un elemento secondario : un uomo il quale senta in sé un sovrappiù di tali forze abbellitrici, occultatrici e interpretatrici cercherà alla fine di scaricare questo sovrappiù nelle opere d’arte; e così pure , in circostanze particolari , un intero popolo . — Ma oggi di solito si comincia l’arte dalla fine, ci si attacca alla sua coda e si pensa che l’arte delle opere d’arte sia l’essenziale, e che essa debba abbellire e trasformare la vita — pazzi che siamo ! Se cominciamo il pasto dal dolce e assaporiamo dolciumi su dolciumi, che c’è da stupirsi se ci guastiamo lo stomaco e persino l’appetito per il pranzo buono, sostanzioso e nutriente al quale l’arte ci invita !

175 . Sussistere dell’arte. — Per quale motivo oggi in fondo continua ad esistere un’arte delle opere d’arte? Perché la maggior parte di coloro che dispongono di tempo libero — anzi, solo per essi esiste un’arte del genere — non credono di poterne venire a capo senza musica, teatro e visite alle gallerie, senza letture di romanzi e poesie . Ammesso che si possa distoglierli da questa soddisfazione, essi non anelerebbero con tanto entusiasmo al tempo libero, e la vista dei ricchi, che suscita tanta invidia , diverrebbe più rara — con grande vantaggio per la stabilità sociale ; oppure essi avrebbero tempo libero , ma imparerebbero a riflettere — cosa che si può imparare e disimparare — , per esempio sul loro lavoro, sulle loro relazioni, sulle gioie che potrebbero procurare: tutti, ad eccezione degli artisti , ne trarrebbero in ambedue i casi un grande vantaggio. — Certamente esistono lettori energici e intelligenti , che a questo punto potrebbero sollevare una buona obiezione. Ma, per i grossolani e i malevoli, bisogna tuttavia dire una buona volta che qui, come tanto spesso in questo libro, per l’autore è importante appunto l’obiezione, e che in esso è da leggere qualcosa che non vi è propriamente scritto.

177 . Quel che ogni arte vuole e non può . — Il compito ultimo e più arduo dell’arte è di rappresentare ciò che non muta, che riposa in sé, che è alto, semplice e prescinde del tutto dal fascino del particolare; per questo le più alte creazioni di perfezione morale vengono rifiutate e diffamate dagli artisti più deboli appunto come soggetti non artistici , poiché la vista di quei frutti riesce troppo penosa al loro orgoglio: questi risplendono innanzi a loro dai più lontani rami dell’arte , ma essi non hanno la scala , il coraggio e il polso per arrischiarsi così in alto. In sé , un Fidia poeta è ben possibile ma, considerando la forza moderna , quasi solo nel senso del detto secondo cui a Dio niente è impossibile. Già il desiderio di un Claude Lorrain poeta è anzi, presentemente, una mancanza di modestia, per quanto il cuore possa comandare di desiderarne uno . — Nessun artista è stato sinora in grado di rappresentare l’ultimo uomo , ossia l’uomo più semplice e insieme più completo; ma forse i greci, nell’ideale di Atena, hanno gettato lo sguardo più lontano di tutti gli uomini sinora esistiti .

178 . Arte e restaurazione . — I movimenti involutivi della storia , i cosiddetti periodi di restaurazione , che cercano di ridare vita a una situazione spirituale e sociale esistita prima dell’ultima , e ai quali sembra anche realmente riuscire un breve risveglio dei morti , hanno il fascino di un ricordo pieno di sentimento , di uno struggente desiderio di ciò che è quasi perduto , di un frettoloso abbraccio di una brevissima felicità . A causa di questo singolare approfondirsi dello stato d’animo , proprio in queste epoche fugaci e quasi di sogno arte e poesia trovano il loro terreno naturale , come , su scoscesi dirupi montani, crescono le piante più rare e delicate . — Così qualche buon artista è spinto inavvertitamente, in politica e in società , a una mentalità restauratrice , per la quale appronta di proprio pugno un silenzioso e appartato giardinetto , in cui raccoglierà intorno a sé i resti umani di quell’epoca storica a lui familiare, e farà risuonare le sue corde solo davanti a morti, semimorti e stanchi da morire, forse con il menzionato effetto di un breve risveglio dei morti .

181 . Educazione deformazione. — La straordinaria precarietà di ogni istituto educativo, a motivo della quale oggi ogni adulto ha la sensazione che suo unico educatore sia stato il caso, — l’incoerente mutevolezza dei metodi e dei fini educativi si spiega con il fatto che oggi le potenze culturali più vecchie e quelle più nuove vogliono essere ascoltate più che capite, come in una turbolenta assemblea popolare, e dimostrare a ogni costo con la loro voce e le loro grida di esistere ancora o di esistere già. Per questo insensato fracasso i poveri maestri ed educatori son rimasti prima storditi, poi muti e infine apatici, e subiscono tutto; come poi, a loro volta, fanno subire tutto anche ai loro allievi. Essi stessi non sono educati: come potrebbero educare? Essi stessi non sono tronchi diritti, robusti, pieni di linfa: chi si vuole accompagnar loro, dovrà torcersi e curvarsi, e sembrare alla fine contorto e deforme .

182 . Origine e utilità della moda . — La visibile soddisfazione che il singolo prova per la propria forma stimola l’imitazione e a poco a poco crea la forma dei molti , ossia la moda : questi molti vogliono tutti , per mezzo della moda , raggiungere appunto quella così benefica soddisfazione per la propria forma , e la ottengono anche . — Se si considera quanti motivi ogni uomo abbia di esser timoroso e di nascondersi timidamente , e come i tre quarti della sua energia e della sua buona volontà possano a causa di quei motivi venir paralizzati e isteriliti , si deve esser molto grati alla moda , in quanto svincola quei tre quarti e comunica fiducia in sé e reciproca , serena compiacenza a coloro che si sanno legati insieme alla sua legge . Anche leggi stolte danno libertà e pace dell’anima, solo che siano in molti ad esservisi assoggettati .

247 . Costringersi all’attenzione . — Non appena notiamo che una persona, nei suoi rapporti o nei suoi colloqui con noi, deve costringersi all’attenzione, abbiamo una validissima prova che essa non ci ama o non ci ama più .

252 . Silentium . — Non si deve parlare dei propri amici: altrimenti ci si rovina il senso dell’amicizia.

311 . Gioia nel comando e nell’obbedienza . — Il comando dà gioia quanto l’obbedienza: il primo quando non è ancora diventato abitudine, la seconda invece quando è diventata abitudine. Vecchi servitori sotto nuovi comandanti si incoraggiano a vicenda nel farsi piacere.

361 . Medicina dell’anima . — Giacere in silenzio e pensar poco è la medicina più economica per tutte le malattie dell’anima e, con la buona volontà, farne uso diventa ogni ora più piacevole .

Informazioni su Mariarosaria Pranzitelli

Docente di Filosofia Liceo artistico Reggio Emilia - Italia
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