CATARSI

9788899370237_0_0_444_75 Un consiglio di lettura per i miei studenti e per tutti; in questo libro si incontrano le riflessioni di diversi autori sulla parola chiave CATARSI. Le traduzioni dal greco di Anna Cariello mettono in evidenza alcuni passi del Fedone di Platone, della Politica e della Poetica di Aristotele.
Gianluca Garelli analizza, citando filosofi come Gadamer e Adorno, il dispositivo estetico.
Gilberto Camilla espone alcune criticità sull’idea di stati alterati della coscienza, sul pregiudizio della distinzione “naturale” e “artificiale”. Ci conduce, attraverso citazioni di William James, il grande filosofo e psicologo americano, Freud, sogno e inconscio, e recenti studi di Thomas Robert, psicologo americano che mette in relazione gli stati di coscienza alterati e il sistema immunitario, alla coscienza e i suoi tre livelli. Non mancano, inoltre, precisi riferimenti all’antropologia, a recenti studi sul cervello e alla neurofisiologia.
Simona Bertozzi la  troviamo alle prese, è il caso di utilizzare questa espressione, con impegnative questioni aperte sul rapporto spettatore-danzatore, coreografia e contemporaneità, anatomia come esperienza estrema di fisicità. Riflette inoltre sul processo di creazione e sul gesto: “il corpo incide lo spazio in un punto preciso…”.

Nelle ultime pagine Flavia Mastella, attraverso una ripresa del termine e delle definizioni di CATARSI, ci riporta sul presente e sulla funzione dello shopping consolatorio del consumatore.
Antonio Rezza in un’espressione poetico-narrativa dal titolo Il collo piegato racconta la catarsi come gioco di parole e significati intrecciati e ambivalenti.
Concludo questa breve introduzione alla lettura del libro con quello che mi preme di più sottolineare, cioè l’esperienza possibile della danza come catarsi e come chance dalla tonalità esistenziale e filosofica in un tempo come il nostro e come afferma Antonio Rezza:

“Raramente provo sollievo in ciò che vedo,
ma amo i corpi che si muovono
con la musica che li sostiene.”
Il collo piegato, Antonio Arezza, p. 131


catarsi-sito.pngCATARSI

Edizioni Grenelle
Traduzione di Cariello A.
Potenza, 2017;

Platone/Aristotele
Gianluca Garelli
Gilberto Camilla
Simona Bertozzi
Antonio Rezza/Flavia Mastrella


Qui aggiungo qualche citazione estrapolata dal saggio di Simona Bertozzi come promemoria e spunto di intersezione tra danza e filosofia.
In queste citazioni ritrovo la complessità e il piacere di ricondurre la danza alla filosofia e di nuovo al corpo.

Inferenze
pensieri sulla catarsi
Simona Bertozzi 

“I nodi articolari sono le zone di irruzione, di aggancio, di transizione del peso. La colonna vertebrale è il sensore per l’ingresso nelle posture. Gli arti come rami e radici, frecce e vettori. Tendini e muscoli sotto la pressione dell’irrorare sanguigno, contro la ricaduta della massa, verso la densità o l’assottigliamento…e la pelle, che è pellicola, membrana del respiro, esposizione verso l’esterno. Trasparente.”

“Meglio si può dire che, essendo lo spazio una materia viva elaborata dal corpo, ed essendo entrambi, danzatore spettatore, portatori di un corpo, la loro coabitazione rende il territorio della coreografia intrinsecamente inclusivo

…Non ci si subordina. Né ci si annulla nell’azione dell’altro. Anzi proprio per la possibilità di porsi in un rispecchiamento reciproco, si consente una presa di distanza. Quella distanza necessaria per attualizzare un’affermazione di sé. Un’azione nuova e diversa da quella che si è potuta osservare. Ci si incontra per “impressioni di presenza”. Si mantiene in vita il potenziale immaginifico dello spettatore, l’occasione di attivare un proprio percorso di interazione, una pratica in dialogo e coesistente a quella prodotta sulla scena.” p.101-102

“Sono profondamente convinta che la danza e il suo compiersi nella composizione coreografica non siano azioni da capire ma da esperire in quanto vibrazione, potenza, esattezza, in grado di farci “espandere”. Il gesto è una stratificazione di eventi. Per questo che suona, riverbera con lo spettatore. “p.103

“Per questo preferisco parlare di empatia e non di catarsi. Ovvero di una modalità dialogica tra scena e spettatore che attiva secondo coordinate fisiche barra scientifiche, significative a prescindere dalla condizione emozionale che l’immagine prodotta andrà ad evocare. “ p.104

“Un’apertura verso lo spettatore che, in un presente storico in cui tutto sembra compiersi in vocabolari ristretti e digitati nella massima rapidità di un numero limitato di azioni, pone la questione del rapporto, con la percezione e la visione, in termini di tensione, di illimitata pulsazione e trasmissione. Di superamento del confine.” p.105

Informazioni su Mariarosaria Pranzitelli

Docente di Filosofia Liceo artistico Reggio Emilia - Italia
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