La logica del corpo

Relazione a cura di Chiara Bertelli 5D 2017

Il giorno 27 novembre 2017 abbiamo assistito ad una conferenza di danza contemporanea presso la Fonderia 39 di Reggio Emilia. La coreografa e performer Simona  Bertozzi ha aperto e anticipato la conferenza esibendosi in una delle sue coreografie. Successivamente il professore universitario Enrico Pittozzi ha iniziato a spiegare il significato che sta dietro alla danza contemporanea al giorno d’oggi; per farlo ha citato Plotino che parlando degli uomini disse: “ Pur non sapendo cos’è, hanno in sé qualcosa di più grande di loro”; egli non parlava dell’anima, bensì di una riserva di potenziale che ogni uomo porta nel corpo senza rendersene conto, e che quindi, nella vita quotidiana, risulta essere un’eccezione. Sul palcoscenico invece questo potenziale nascosto è fondamentale e per riuscire ad accedervi è necessario andare a cercare in profondità nella nostra percezione e capire quali sono le dimensioni inesplorate dei nostri gesti. Per chiarirne il significato il professore si è collegato con una parola che spesso viene utilizzata erroneamente: il virtuale.

Questo  non è qualcosa di opposto al reale bensì all’attuale, infatti la parola stessa descrive il virtuale  come qualcosa di profondamente collegato all’essere umano e che riguarda un potenziale, quest’ultimo, infatti, è qualcosa di reale ma che nell’attuale ancora non ha una forma. Quindi la dimensione attuale non è che la forma di quella virtuale, che sta in potenza; da qui si arriva al principio di astrazione secondo il quale il reale è formato da dimensione attuale e infinite dimensioni virtuali. Ed è proprio il Novecento il secolo nel quale sempre più artisti (come Paul Klee, Kandinsky, Stockhausen) iniziano a voler dare una forma all’invisibile piuttosto che al visibile, utilizzando il corpo come un veicolo, e questo avvenne anche nella danza.

Un altro degli aspetti che formano il profondo significato della danza contemporanea ci viene spiegato di nuovo in riferimento alla storia antica, con una citazione di Spinoza :”I corpi si distinguono per la velocità e per la lentezza, per il moto e per il riposo e non in base alla loro sostanza”; contrariamente a ciò che diceva la scienza ( sostanza = materia + forma) Spinoza sostiene che la forma derivi dalla dinamica e che quindi solo se sei  in grado di controllare la dinamica puoi ottenere una forma, anche questo concetto viene applicato nella danza contemporanea.

Il corpo è un veicolo e indaga sul movimento, non è più reale, ma dinamico.

Lo spazio non è altro che la capacità di un corpo di disegnare la percezione di una geometria diversa da quella all’interno del quale è inserito.

Successivamente il professore ci ha mostrato delle dimostrazioni  video e delle immagini di artisti/coreografi, figure di grande importanza nel campo della danza moderna e contemporanea. Ad esempio Rudolf Laban, egli  lavorò molto sulle traiettorie, per lui il corpo andava sempre  oltre i suoi limiti e il movimento continuava là dove il corpo si arrestava, il corpo era quindi costituito da una ragnatela di interazioni con lo spazio; anche Schlemmer lavorò sulle traiettorie, egli voleva eliminare la forma statica del corpo distendendo la sua dinamica ed estendendone le traiettorie. William Forsyte elimina definitivamente il corpo umano, e disegna coreografie con corpi di oggetti in installazioni, ma considerando comunque l’ambito coreografico. La coreografia è quindi il semplice disegno di un movimento. Viene così esaltata l’immaginazione del ballerino in relazione allo spazio circostante, il ballerino tramite i suoi movimenti crea delle linee immaginarie che occupano spazio solo virtualmente ma che il ballerino considera come reali, limitando le successive mosse agli spazi ”vuoti” circostanti eliminando definitivamente la ripetizione degli stessi movimenti. Il rapporto che si crea con lo spettatore è di tipo empatico perché esso crede a quello che immagina, ovvero che il ballerino gli fa immaginare.

Rudolf von Laban

Laban può essere considerato a tutti gli effetti uno dei “padri fondatori” della danza contemporanea. La sua analisi del movimento ha posto le basi per uno sviluppo dell’arte coreica libero dai condizionamenti del codice classico-accademico e, valorizzando le capacità creative di ciascun individuo, ha messo in luce le potenzialità educative insite nell’arte della danza, oltre ad offrire un sensibile contributo alla nascita della danza terapeutica.

“Il movimento rivela molte cose diverse. È il risultato della tensione verso un oggetto a cui si attribuisce valore, oppure di uno stato mentale. La sua forma e il suo ritmo mostrano la disposizione della persona che si muove in quella particolare situazione. Può caratterizzare uno stato d’animo momentaneo e una reazione fugace, così come dei tratti costanti di una personalità.”

(RUDOF VON LABAN)

 Rudolf von Laban nasce a Pozsony (Bratislava) il 15 dicembre 1879. La sua infanzia è caratterizzata da numerosi spostamenti in europa. Nel 1897 crea un “mistero coreografico” intitolato Die Erde, accompagnato da cori parlati e cantati. In questo primo lavoro, ideato su musiche atonali di sua composizione, egli già determina la necessità di una danza assoluta indipendente dalla musica, dalla parola e da qualsiasi significato concreto.

Esplora parallelamente anche altri contesti espressivi e nel 1898 realizza il dipinto Bewegunsstudie in öl, che precede i primi tentativi di pittura astratta di Kandiskij. Inizialmente si dedica allo studio della danza accademica, ma percepisce un limite nella sua unilateralità e artificiosità e, propendendo ad una visione universalistica della danza, cerca un’elaborazione personale.

Nel 1903 si reca a St.Maurice, nei pressi di Parigi per iniziare le sue prime sperimentazioni in direzione di un metodo di notazione coreografica che poi è passato alla storia come Labanotation. Poi si sposta in Germania, dove inizia l’attività di danzatore e coreografo in diverse città. Le sue teorie trovano l’ambiente ideale a Monaco di Baviera, dove egli riesce a riunire attorno a sé un gruppo di giovani entusiasticamente interessati alle sue idee e come lui alla ricerca di una danza autonoma e assoluta, attraverso la quale definire il significato e l’essenza stessa del movimento.

Laban esplora non solo la fisicità dell’essere, ma anche le tensioni psichiche, spirituali, o finanche mistiche, che possono rappresentare potenziali fonti del movimento. Nella pratica della scuola di Monaco, Laban identifica le basi della sua sperimentazione nel rapporto della realtà corporea con i coefficienti peso-spazio-tempo-flusso, approfondendone tutte le possibili relazioni, fino allo sviluppo delle teoria Effort-Shape, ampliando il metodo Dalcroze e definendo l’articolazione delle tendenze   espressive della danza in senso drammaturgico, caratteriologico e strutturale.

Nei periodi estivi Rudolf von Laban trasferisce la sua scuola di Monaco a Monte Verità, alle pendici delle Alpi lì si riunivano in nome dell’arte e della filosofia nel desiderio di liberarsi dai condizionamenti sociali e dall’appiattimento progresso tecnologico. In questa residenza estiva si professa una rigenerazione vitale dell’individuo per renderlo armonico con se stesso e la natura

La danza diventa l’espressione ideale di questa attenzione all’arte del corpo intesa come terapia e antidoto al sentimento di alienazione individuale e sociale che cominciava a diffondersi nella società dell’industria. Si diffonde il vegetarianismo, i danzatori coltivano loro stessi un proprio orto, imparano a cucirsi abiti leggeri per danzare liberamente, si occupano personalmente dei lavori di cucina, di pulizia e di manutenzione; trascorrono lunghe ore in esercizi all’aria aperta, studiando danza a piedi nudi, in tuniche, in perizomi o in completa nudità.

La nascente “danza libera”, è una nuova forma di espressione che non ha bisogno di essere guidata dalla musica perché si serve direttamente dei ritmi corporei del danzatore, derivanti da una profonda conoscenza della propria anima, del proprio corpo e delle sue leggi: la mente deve sapere guidare l’energia nello spazio. In questo processo di costante addestramento psico-fisico, l’uomo e l’intera umanità imparano a comunicare attraverso la propria fisicità, poiché per von Laban “ognuno è un danzatore” e tutto è movimento. La sua analisi del movimento si traduce in un  sistema di codificazione del movimento in tutte le sue forme .

Negli anni più duri della guerra Laban si reca a Zurigo dove  getta le basi per la sua Coreologia (arte del movimento) e in questi anni elabora le sue più importanti teorie scientifiche: l’Eucinetica (la teoria dell’espressione) e la Coreutica (la teoria dello spazio). Secondo Laban la direzione spaziale è l’elemento più importante del movimento del corpo e può essere ricondotta alle tre dimensioni di altezza, larghezza e profondità; fissando il centro del corpo come centro di gravità, da cui riparte l’orientamento direzionale, distinguendo tra spazio in generale (spazio infinito) e spazio intorno al nostro corpo

Per chiarire tale codificazione si serve di una forma geometrica esemplificativa: l’icosaedro, che racchiude le tre dimensioni spaziali e permette al corpo di muoversi in tre direzioni. Alla disciplina delle posizioni contrappone la danza libera, disciplina del movimento, ed in ciò sono evidenti alcuni principi essenziali delle varie tecniche di danza moderna.

Tornato in Germania dopo la guerra, Laban lavora a Norimberga dove fonda una sua compagnia, a partire dal 1923, diverse scuole labaniane vengono aperte in alcune delle maggiori città europee

Nel giugno del 1928, in occasione del secondo congresso tedesco sulla danza ad Essen, Laban presenta ufficialmente il suo sistema di notazione coreografica in una messa a punto definitiva. Il suo metodo riscuote un enorme successo. Nel 1930 Laban è nominato direttore della sezione danza dell’Opera di Stato di Berlino e produce vari lavori coreografici, ma, profondamente inviso alle autorità del regime nazista per il suo pensiero giudicato anticonformista, nel 1938 è costretto a emigrare in Inghilterra, dove utilizza le sue conoscenze sui movimenti corporei prima per la riabilitazione dei feriti in guerra e poi per uno studio sistematico per coordinare i movimenti degli operai delle industrie.

In Inghilterra fonda il Laban Art of Movement Studio, che dirige  fino alla sua morte, avvenuta il 1 luglio 1958. La sua teoria di notazione coreografica è tutt’oggi un metodo molto valido e largamente utilizzato.

Informazioni su Mariarosaria Pranzitelli

Docente di Filosofia Liceo artistico Reggio Emilia - Italia
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