Postproduction

post-produzione

A partire dalla lingua che ci viene imposta (il sistema della produzione), costruiamo le nostre frasi (atti di vita quotidiana), riappropriandoci così di micro-bricolage clandestini, ultima parola della catena produttiva. La produzione diventa quindi “il lessico di una pratica”, cioè la materia intermediaria a partire dalla quale si articolano nuove enunciazioni, invece di rappresentare un qualunque risultato finale. Ciò che conta davvero è ciò che facciamo con gli elementi a nostra disposizione. Dunque siamo affittuari della cultura: la società è un testo la cui legge è la produzione, una legge che i cosiddetti utenti passivi scartano dall’interno grazie alle pratiche della postproduzione. Ogni opera d’arte, suggerisce Michel de Certeau, si può abitare come un appartamento in affitto. Ascoltando musica o leggendo un libro, produciamo nuove materie, diventiamo produttori. Ogni giorno beneficiamo dei vantaggi tecnologici per organizzare questa produzione: controlli a distanza, video, computer, Mp2, strumenti di selezione, di ricomposizione e montaggio… Gli artisti “postproduttori” sono gli operai qualificati di questa riappropriazione culturale.

Nicolas, Bourriaud. Postproduction. Come l’arte riprogramma il mondo (Italian Edition) (posizioni nel Kindle 174-183). Postmedia Books. Edizione del Kindle.

Informazioni su Mariarosaria Pranzitelli

Docente di Filosofia Reggio Emilia - Italia
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